Mattarella al secondo mandato, decisivo l’intervento di Draghi – VIDEO

Al Quirinale nella mattinata la settima fumata nera, con Mattarella oltre i 380 voti, prima ancora di essere designato come candidato dai leader di partito.

Ma l’intesa dei vertici della maggioranza, raggiunta fra la notte e le prime ore di oggi, è per un mandato al Presidente uscente non a tempo, ma della durata di sette anni, quindi per un Mattarella bis che rappresenta una prassi del tutto estranea alla Carta Costituzionale. Durante l’attesa degli esiti del voto, questa la sintesi di Dalia Bighinati.

Tutti o quasi d’accordo sul Mattarella bis, questa la novità della giornata, che dovrebbe portare alla elezione di Sergio Mattarella, presidente uscente, per un secondo mandato alla guida dello Stato.

A interrompere la ridda dei nomi proposti come candidature a scelta  e a bloccare le alleanze dell’ultim’ora fra i leader di partito, accordi improvvisati e subito infrante o contraddette dai votanti,è stato il Presidente del Consiglio,  Mario Draghi  certamente per mettere un freno all’indecorosa rappresentazione del Paese data dai vertici della politica nazionale.

Seguito subito dopo dalla dichiarazione intelligente del Presidente Casini, che ha pregato i colleghi di togliere il suo nome dalle candidature per il Quirinale.

Mario Draghi ha per così dire tolto le castagne dal fuoco ad una classe politica incapace di uscire dalla logica dell’improvvisazione o del silenzio strategico. Unica voce fuori dal coro, oggi,  quella di Giorgia Melloni, che ha rifiutato in blocco l’ipotesi di un Mattarella bis,  Sarei stupita ha detto la leader di Fratelli d’Italia  se Sergio Mattarella “accettasse di essere rieletto dopo aver fermamente e ripetutamente respinto questa ipotesi.” In ogni caso “un secondo mandato presidenziale rappresenta una forzatura costituzionale”, che, ha aggiunto Meloni, “non può diventare una prassi”. Fratelli d’Italia ha annunciato di non condividere questa scelta che ritiene una strategia per non cambiare i rapporti di forza nel Paese fino alle prossime elezioni politiche.

Unanime il giudizio degli osservatori: bene Draghi, rassicurante per il Paese un Mattarella bis, male  la prova data dalla politica italiana e soprattutto dai leader di partito incapaci non solo di trovare un accordo al di sopra delle parti, ma anche di imporre al proprio gruppo un proprio candidato. Un affanno più forte nel Centro destra che è costato un’ impietosa debacle alla presidente del Senato, Casellati.

Da questa rappresentazione di una politica allo sbando sono usciti meglio rispetto ai loro leader i parlamentari che hanno manifestato di non credere né ai giochi di forza del centrodestra né al silenzio inquietante del Centro sinistra, rotto ieri dallo sbandamento del leader del M5stelle Giuseppe Conte, che con Salvini ha riproposto un inedito accordo giallo verde su una candidatura femminile, Elisabetta Belloni, il Capo del Dis, la nostra intelligence. Un nome cui dal centro sinistra sono state affiancate altre due candidature femminili, Cartabia e Severino. Prestigiose figure istituzionali usate come fumo negli occhi, non si sa bene a che scopo? Ma certamente in modo indecoroso.

Fallimento del bipolarismo,  si è detto, fallimento di una politica di improvvisazione, ma anche fallimento di una generazione quella dei cosiddetti “giovani”, gli ultraquaratenni  arrivati al vertice della rappresentanza senza la consapevolezza delle responsabilità per il Paese che questo ruolo comporta e che Per  tenere  a galla il Paese nel contesto internazionale hanno avuto bisogno circa un anno fa di Mario Draghi, oggi di Sergio Mattarella, della generazione degli ultra settantenni.

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