Matteo Bonfieni e il suo amore per la palla a spicchi

Alle Medie il passaggio dal calcio al basket. Oggi vive a Vercelli, ma trova ancora un po’ di tempo per la palestra

Parlando con Matteo Bonfieni si scorge – fin da subito – tutto il suo amore per la palla a spicchi, ma non solo: le sue doti umane sono lampanti e rappresentano un punto fermo che non passa inosservato. “La mia passione per il basket è nata quando ero in prima media”, le sue parole, “giocavo a calcio ma senza esserne entusiasta e quasi per caso ho iniziato ad appassionarmi alle lezioni del mio ex insegnante di ginnastica. Sapendo che teneva corsi nel pomeriggio, ho voluto provare ed è stato amore a prima vista”. La pallacanestro, per lui, ha un sapore davvero molto speciale. “Nello sport rappresenta tutto: vita, competizione, espressione sia di schemi e regole che di tecnica, talento ed invenzione fuori da ogni logica, intensità a livelli altissimi, concentrazione, emozione, spirito di squadra e di sacrificio, gioie e dolori, rispetto e lealtà, fatica, sudore, voglia e determinazione, momenti di esaltazione e sconforto…. insomma, la vita nella nostra società concentrata in un gioco meraviglioso”. Classe 1977, ferrarese doc: “Ho fatto tutte le giovanili dell’Acli G88 fino alla juniores, una stagione di C2 e poi campionato di Promozione. Ero un discreto tiratore ed un play diligente; inizialmente preferivo molto di più realizzare ma poi, con il tempo, ho dato molta più importanza all’assist e al gioco per i compagni. Dopo un serio infortunio ai legamenti della caviglia ho deciso, a malincuore, di smettere di giocare. Poi – sempre per caso – ho riscoperto il mio vecchio insegnante delle medie ed ho iniziato quasi per gioco a dargli una mano, scoprendo un modo diverso ma altrettanto esaltante di vivere questo sport: allenare”. Notevoli le emozioni, sotto questa veste: “Riuscire a trasmettere ai più piccoli e ai più giovani la passione per questo sport è l’aspetto principale ed il mio unico scopo, dato che ho quasi sempre allenato bambini/e e ragazzini/e dai 5-6 anni ai 13-14”. Dopo i primi anni come vice allenatore, prendendo il patentino e man mano gestendo personalmente dei gruppi in palestra sempre per la società dove Matteo era cresciuto cestisticamente, il suo approdo nel Cus-Vis Ferrara: “Dove ho fatto tantissima esperienza in varie categorie, anche come vice allenatore in serie D del Cus Ferrara sempre però mantenendo i miei gruppi minibasket fino alle under 13 e 14. Per 2 anni ho allenato anche l’under 16 maschile nella 4torri, nell’ambito di una collaborazione tra le 2 società, ma poi sono tornato al Cus ed ho intrapreso la parte più bella della mia carriera post giocata: la gestione dei gruppi femminili”. Ed i risultati non tardano ad arrivare, tanto da iniziare – portandola avanti in maniera davvero ottimale – la collaborazione con la Bonfiglioli Ferrara Basket: “Risultati sia numerici delle bambine iscritte (grazie anche alla propaganda nelle scuole elementari e medie), sia sportivi e di crescita delle ragazzine, sia individualmente (vedi ad esempio le carriere di Lucia Missanelli, Virginia Furlani e Giulia Natali…. mie ex allieve) che di squadra con un terzo posto ai campionati regionali under 14 del 2014 con un gruppo di un anno più giovane”. Le gioie più grandi? “Oltre alle soddisfazioni delle vittorie e agli insegnamenti delle sconfitte, sono – ancora ora – nel vedere che tante delle mie allieve continuano nelle loro carriere, nelle loro amicizie che anche io ho contribuito a creare ed alimentare, nel vedere che ho dato una mano nella loro educazione e che sono diventate tutte brave persone (questo, ovviamente, vale anche pervi maschietti che ho allenato)”. Significativa una considerazione: “Consiglio a tutti di praticare questo sport: l’intensità e la spettacolarità di questo gioco batte di gran lunga gli altri (lo dico avendo praticato sia il calcio che il tennis), pur altrettanto belli, perchè tutto ciò precedentemente elencato si svolge in un campo di gioco veramente limitato, ma soprattutto lo consiglio per le gioie umane di aggregazione che regala ogni volta che si è insieme in palestra, per la grande palestra di vita che rappresenta, e per la passione che ti fa nascere dentro, che ti prende e ti coinvolge a tal punto che non puoi più farne a meno. A me ha aiutato tantissimo nella mia crescita ed educazione sia da ragazzo che ora da adulto e padre di famiglia”. Ora Matteo Bonfieni vive lontano da Ferrara, ha una famiglia ed il tempo – chiaramente – è molto risicato. “Ho praticamente cambiato vita da quando ho incontrato mia moglie: sposati dopo un anno con annesso cambio di casa, città, lavoro ed ora una piccola peste di 10 mesi. In tutto ciò trovo pure il tempo di allenare, anche se ovviamente (il tempo è pochissimo) non da capo allenatore; sono assistente allenatore di un gruppo esordienti femminile nel Novara Basket, ma sono in contatto anche con una società di Vercelli per il prossimo anno”. Progetti futuri? “Rcominciare ad allenare a pieno ritmo, ovviamente conciliando il tutto con la mia famiglia, diventata ora la cosa più importante e – magari – trasmettere anche al mio piccolo campione la stessa passione della mia vita”. Ed il pensiero conclusivo: “Rimanere in palestra, per me, è come respirare aria di casa. L’ odore del pallone, del campo, il vedere i canestri hanno il potere di guarire in un istante le mie frustrazioni e stanchezze delle mie giornate. Mi danno energie che non pensavo di avere”.

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