Meno matrimoni, Più figli naturali, cioè bambini nati fuori dal matrimonio (Dati Istat 2011 sul matrimonio in Italia)

Secondo i dati pubblicati oggi dall’Istituto nazionale di Statistica, la crisi economica di questi ultimi anni ha contribuito a diffondere un senso di incertezza e di insicurezza nei giovani che ha avuto inevitabili ricadute sul matrimonio.

A sottolineare come le modifiche varate in questi giorni dal Parlamento al Diritto di Famiglia, siano legate ad un bisogno reale della nostra società, arrivano oggi i dati ISTAT sul calo dei matrimoni in Italia. Calano i matrimoni, crescono le coppie di fatto, dice l’Istat, e con questo anche i figli nati fuori del vincolo matrimoniale.

Nel 2011 un neonato su 4 ha genitori non sposati.
In Italia ci si sposa sempre meno, a dirlo è l’Istat, istituto nazionale di statistica che conferma per il 2011 il trend negativo dei matrimoni: 12.870 in meno rispetto al 2010

Le Unioni di fatto sono, invece, pressoché raddoppiate in 4 anni inoltre nell’ulitmo biennio censito, oltre il 50% degli uomini e il 34% fra le donne fra i 25 e i 34 hanno deciso di restare a vivere con i genitori:una scelta che sembra prevalentemente legata alla crisi economica in atto.

La crisi incombe anche sulla vita di coppia: così se la tendenza al calo è in atto dal 1972, vediamo che negli ultimi quattro anni si è accentuata.
circa 37mila in meno, rispetto agli ultimi quattro anni, le prime nozze tra sposi di cittadinanza italiana, in lieve ripresa, invece, i matrimoni con almeno uno sposo straniero. In media si arriva alle prime nozze a 30 anni suonati: 34 anni per gli uomini e 31 per le donne; circa sette anni in più rispetto ai valori del 1975. Il fenomeno ha interessato tutte le regioni, con una diminuzione maggiore fra 2008 e 2011 in Sardegna (-7,7%), in Campania e nelle Marche (-6,9%) e in Abruzzo (-6,6%).

A determinare il rinvio delle prime nozze, secondo l’Istat, è soprattutto la prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine, un fenomeno che sembra dipendere da vari fattori: l’aumento diffuso della scolarizzazione e l’allungamento dei tempi formativi, ma soprattutto la disoccupazione altissima o la condizione di precariato che rendono difficile programmare il futuro, andare ad abitare in proprio – perché la casa costa molto, anche in affitto – portare avanti un progetto di creazione di una nuova famiglia.

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