Il monito di Alessandro Duran

A chi non vuole rendersi conto che non è finita e i rischi sono ancora tantissimi

I campioni – quelli veri – si riconoscono subito: dai risultati sportivi, certamente, ma anche dalle parole, dai fatti concreti e da ogni singolo dettaglio nel vissuto quotidiano. Alessandro Duran è un esempio lampante di grandezza a 360°. E anche in questo periodo di emergenza sanitaria, le sue riflessioni non sono venute meno…. lasciando e lanciando sempre un segno indelebile e di enorme positività e speranza. Recentemente, attraverso i social, Alessandro ha condiviso un suo monito che vuole essere di grande aiuto in questa fase di ripartenza. “Dopo 70 giorni chiusi in casa, dopo 70 giorni di sofferenza e rinunce qualcuno non ha capito nulla”, le sue parole. “Appena concessa la libertà di uscire, tanti non hanno rinunciato ad aggregarsi come pecoroni per bere un aperitivo. C’è poco da fare. Con certi individui andrebbe usato il bastone, sempre. In un periodo dove tantissima gente sta soffrendo per la perdita di un parente, di un conoscente, di un amico e dove tanti rischiano di trovarsi senza lavoro, altri se ne fregano e fanno i cavoli loro egisticamente. Che bisogno c’era domenica 17 maggio di ritrovarsi gomito a gomito nello stesso posto? Senza mantenere la distanza di sicurezza. Ovvio che in questo modo si dà ragione a chi impone le misure restrittive. Io, all’inizio di questa pandemia, ho fatto filmati per fare vedere come ci si poteva allenare anche in casa. Ho fatto appelli per dire di stare in casa. Dopo 40 giorni ho iniziato però a chiedere che ci fosse concessa qualche libertà in più. Ho discusso, ho “litigato” anche con amici per fargli capire che se andava a correre in solitudine non sarebbe stato un problema. Oggi mi rendo conto – una volta in più – che continuo a ragionare da pugile, da atleta, da uomo di sport. Dove il rispetto per le regole, per l’avversario, per se stesso, per il pubblico sono di fondamentale importanza. Posso capire che i 15 enni certe cose fanno fatica a comprenderle. Quando però sono i 50 enni a non comprenderle, la situazione diventa maledettamente complicata. Oggi mi manca tantissimo il lavoro, non la movida. E il pensiero che la possibilità di tornare a lavorare possa dipendere da gli eterni Peter Pan non mi rende tranquillo per nulla”. “La finite di rompere le palle e provate a fare qualche piccola rinuncia per qualche giorno ancora?”, conclude Alessandro Duran. “Ve lo chiedo con il cuore. Non solo per me. Ma anche per tanti italiani che in questo momento non hanno la movida in testa ma qualche pensiero più importante. Portare a casa il piatto da mangiare per loro e la famiglia. Grazie”.

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