Muore a Mumbay, il processo

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Si è aperto subito con un rinvio il processo per la morte di Anacleto Beneventi, l’operaio elettricista di Comacchio che il tre aprile del 2008 mentre lavorava in una nave container davanti al porto di Mumbayin India, a soli 38 anni, perse la vita precipitando nel vuoto mentre si trovava sul cantiere.

Per motivi di carattere tecnico-burocratico, mancavano alcuni atti formali, il giudice monocratico Franco Attinà ha dovuto fissare una nuova udienza per il 16 ottobre.

Sul banco degli imputati siedono due imprenditori oggi non presenti in aula ma rappresentanti dai rispettivi legali: Guglielmo Bedeschi di Padova a capo della Bedeschi spa e Gabriele Orioli a capo di un’altra impresa con sede a Ravenna alle cui dipendenze lavorava proprio Beneventi.

Sul banco degli imputati c’è anche una terza persona, Paolo Clerici di Genova, a capo dell’impresa committente che aveva appaltato alla Bedeschi spa e quest’ultima a sua volta aveva subappaltato l’esecuzione dei lavori all’azienda Orioli.

Per Clerici, i familiari del tecnico morto in India, oggi in aula erano presenti il padre Luigi, il fratello Antonio e la sorella Maria Cristina, i quali con la madre Ines Tomasi, hanno deciso per la revoca di parte civile avendo ottenuto dallo stesso Clerici un risarcimento.

I familiari, rappresentati in aula dagli avvocati Marco Linguerri e l’avvocato Gian Luigi Lebro, hanno ascoltato con molta attenzione quanto detto in aula: in questo dibattimento infatti ripongono molte delle loro speranze per sapere che cosa sia realmente successo al loro congiunto.

Mumbay è una città lontana dall’Italia ed è stato molto difficile ricostruire che cosa abbia realmente provocato la morte di Beneventi. A tutto questo si sono aggiunte le lungaggini burocratiche fra India e Italia che hanno permesso di far arrivare il fascicolo in Tribunale a Ferrara soltanto pochi mesi fa.

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