Nello Quilici: premio a termine?

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Una lettera indirizzata al prof. Ranieri Varese, da parte del Comune e dell’Università di Ferrara, per chiudere la polemica innescata dalla lettera dello storico dell’arte ferrarese sulla opportunità di intitolare un premio per giovani ricercatori di storia a Nello Quilici. Oggi la pubblicazione della risposta su Estense.com mentre sembra aver placato gli spiriti, lascia, però del tutto insoddisfatta la domanda di fondo su chi fu Nello Quilici e sul ruolo che ebbe a Ferrara negli anni del Fascismo. Noi proviamo da oggi a chiarirci le idee.

Nato a Livorno, 21 novembre 1890 e morto in un incidente aereo piuttosto misterioso a Tobruch, il 28 giugno 1940, Nello Quilici è il padre di Folco, noto scrittore e documentarista ferrarese, che ha scritto sulla morte del padre il libro Tobruk 1940, edito da Arnoldo Mondadori Editore. Di Folco ii ferraresi sanno quasi tutto, .perchè questo straordinario scrittore e regista con i suoi film ambientati nei paradisi tropicali o nei più fiabeschi paesaggi marini, con i romanzi e con le inchieste in difesa dell’ambiente e della vita del pianeta, ha davvero portato ovunque nel mondo il nome di Ferrara. Il fratello di Folco, Vieri, è un noto architetto e urbanista, docente universitario, impegnato in battaglie importanti a difesa dei paesaggi italiani, come ad es. la Val d’Orcia, dalla cementificazione. La seconda moglie di Nello Quilici è stata la pittrice Emma Quilici Buzzacchi: una famiglia di intellettuali, quella di Nello, che testimonia la presenza a Ferrara negli anni del Fascismo di un humus culturale significativo. Ma perché intitolare negli anni 2000 un premio per la ricerca storica a Nello Quilici, fascista della prima ora e sostenitore in diversi articoli delle leggi razziali? Forse sarebbe stato meglio intitolare il premio alla famiglia Quilici, qualcuno osserva, per lasciare in secondo piano l’identità più controversa di Nello?

Nella risposta a Varese, il sindaco Tiziano Tagliani e il rettore Pasquale Nappi dopo aver ricordato che il “Riconoscimento Quilici” non è nato né oggi, né ieri, ma e è stato istituito nel 1999/2000 dalla biblioteca comunale Ariostea, allora sotto la guida di Alessandra Chiappini, e conseguentemente dal Comune (referente l’allora assessore alla Cultura, Alberto Ronchi), “a seguito della donazione alla biblioteca stessa da parte dei fratelli Vieri e Folco Quilici di tremilacinquecento libri del padre che sono andati a costituire il “Fondo Quilici”, e che “nelle prime due edizioni l’Università è stata coinvolta nella commissione giudicatrice insieme all’Istituto di Storia Contemporanea, ”. Il Riconoscimento è legato, scrive la lettera, alla donazione del patrimonio librario di un personaggio, da considerarsi come figura storica del fascismo che ha avuto un ruolo rilevante nel giornalismo nazionale, negli studi di economia e nella vita di questa città, e non certo come modello da proporre. E questo è facilmente verificabile dai lavori pervenuti in questa edizione (che ha visto peraltro una notevole partecipazione): diverse tesi ed elaborati hanno toccato in maniera molto critica e pertinente la storia del giornalismo e della comunicazione del ventennio, altri, come il saggio che ha vinto il primo premio, hanno approfondito personaggi di rilievo per la storia della nostra città quali Renzo Ravenna e Renato Hirsch, altri ancora hanno parlato dell’attuale comunicazione mettendola storicamente a confronto, non è mancata l’analisi critica degli articoli antisemiti, né si vorrebbe pertanto mortificare queste giovani e preziose energie”. Noi non entriamo nel merito della risposta, che ci sembra giocata troppo sulla difensiva,” né del ritardo con cui Varese ha posto il quesito, che, del resto, è più che legittimo, ma vorremmo suggerire che al di là dei veleni ideologici e del linguaggio aggressivo dei blog, la questione è centrale per la cultura non solo del Paese, ma della città, che certamente avrebbero bisogno di aprire, una seria riflessione sul tema di come l’Italia di oggi guarda e si confronta con l’Italia Fascista di 80 anni fa. Ferrara in primis, una città che dopo essere stata fortemente fascistizzata, nel dopoguerra ha tarpato le ali ad ogni riflessione critica sul passato e sull’appartenenza al fascismo di tutti coloro che con convinzione o obtorto collo ne accettarono i contenuti.

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