Next Generation EU per i giovani: recuperare ritardi storici – VIDEO

Il programma Next Generation EU con cui l’Unione Europea ha deciso di intervenire per sostenere gli Stati membri, con il Pnrr non pensa solo al rilancio post crisi pandemica, ma ha un orizzonte più ampio, che va dal 2021 al 2026 e vuole favorire la modernizzazione dei singoli Paesi su molti fronti, in particolare, digitalizzazione, transizione ecologica, salute.

In più intende recuperare ritardi storici nella valorizzazione delle componenti più sacrificate della società: fra queste i giovani.

Siamo davvero alla vigilia di una serie di operazioni e politiche destinate a migliorare per il futuro in modo sensibile il nostro Paese? Del PNRR si è parlato molto in questi mesi, ma ancora troppo poco si sa della distribuzione dei fondi in arrivo e della filiera che nella gestione dei fondi va dal governo centrale ai governi delle amministrazioni locali. Di certo sappiamo che le risorse del Recovery Plan, serviranno ad implementare la sanità territoriale e  di questo a Ferrara si è già tracciato un primo disegno iniziale presentato per grandi linee nell’ultima Conferenza sociosanitaria territoriale prima delle ferie. Ma che cosa prevede il PNRR per i giovani verso i quali l’Italia continua ad avere una attenzione a ritmo alternato  e comunque insufficiente a farne il pilastro centrale del rilancio del Paese?Che cosa stanno progettando le nostre Amministrazioni su questo versante? Vediamo intanto che cosa dice il Piano nazionale. nelle missioni 4 (istruzione e ricerca) e 5 (coesione e inclusione), che hanno una correlazione immediata con i giovani

La missione 4 prevede un investimento totale di oltre 30 miliardi di euro, di cui 19 dedicati al potenziamento dell’istruzione e 11 dedicati alla ricerca e alla sinergia tra università e imprese. Fra i bisogni cui vuole rispondere questa missione, ci sono la insufficienza disponibilità di asili nido e di servizi per l’infanzia, il gap nelle competenze di base, l’alto tasso di abbandono scolastico e  la mancata corrispondenza tra le competenze maturate a scuola e quelle richieste dal mercato del lavoro. Voci più specifiche riguardano l’estensione del tempo pieno e delle mense e il potenziamento delle infrastrutture per lo sport a scuola, come contrasto alla dispersione scolastica. Ci sono investimenti destinati alle borse di studio per l’accesso all’università, agli alloggi per gli studenti e all’estensione del numero di dottorati di ricerca. C’è l’introduzione di dottorati innovativi, il finanziamento a progetti di giovani ricercatori o di start-up.

Ma la voce su cui è più netto l’investimento riguarda gli asili nido, le scuole e i servizi di cura per l’infanzia, per i quali vengono stanziati 4,6 miliardi di euro, su cui avranno un ruolo decisivo  fondi permettendo le amministrazioni locali.

Per quanto riguarda la  Missione 5,  coesione e inclusione di giovani e donne nel mercato del lavoro e più in generale nei settori della società che finora tende ad escluderli, i 20 miliardi di euro di investimenti riguardano le politiche attive del lavoro e della formazione, il potenziamento dei Centri per l’Impiego, la creazione di imprese femminili, il servizio civile universale per i giovani tra i 18 e 28 anni e il cosiddetto “sistema duale” che dovrebbe facilitare il collegamento fra scuola e mercato del lavoro.

I giovani, seppure in modo meno diretto, dovrebbero trarre giovamento, per il problema della casa, la rigenerazione urbana e l’housing sociale, lo sviluppo degli impianti sportivi anche come strumento di inclusione sociale, e gli interventi socio-educativi finalizzati a combattere la povertà educativa. Settori in cui si confronteranno a breve con il Governo le  Regioni e i Comuni.

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