Niente IMU, cresce l’IVA

08 iva e cgiaNeppure il tempo di chiudere la polemica sull’Imu, che potrebbe riaccendersi a fine anno, quando si tratterà di chiarire come e dove recuperare le coperture per sospendere il saldo di dicembre, che si apre un nuovo fronte di discussione, ovvero il ventilato aumento dell’Iva dal 21 al 22 per cento.

A gettare benzina sul fuoco è stato il viceministro dell’economia Stefano Fassina, che ha sottolineato come l’aumento sia necessario, per compensare le risorse dedicate al congelamento della prima rata dell’Imu.

Il confronto, a questo punto, è tutto teso a comprendere chi soffrirà maggiormente per l’applicazione di questa maggiorazione dell’uno per cento e se ad una prima valutazione, come indica la Cgia di Mestre, a sopportare i maggiori oneri di questo aumento saranno coloro che presentano i redditi più elevati, in realtà, confrontando l’incidenza percentuale annua sullo stipendio netto di un capo famiglia, risulta evidente che a patire maggiormente l’aumento dal 21 al 22 per cento dell’imposta dei consumi, saranno le famiglie con la busta paga più bassa. Va detto inoltre che, a parità di reddito, appare evidente che a subire gli aggravi maggiori saranno le famiglie più numerose.

Per il segretario della Cgia mestrina, Giuseppe Bortolussi, occorre assolutamente evitare l’aumento dell’Iva, proprio perchè andrebbe a colpire le famiglie meno abbienti, con una ulteriore penalizzazione dei consumi e dunque, un consistente peggioramento del già pesante quadro economico generale.

“E’ vero – è la conclusione del segretario Bortolussi – che l’incremento dell’Iva costa 4 miliardi e 200 milioni di euro, ma questi soldi vanno comunque trovati senza togliere neppure un euro alla disponibilità economica delle famiglie, per altro già scarsa, e senza penalizzare ulteriormente, la domanda interna”.

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