No al fondo per le donne vittime di violenza!

Secondo il dossier annuale del Viminale  reso noto a metùà agosto di quest’anno sono state uccise  125 donne, , dall’agosto 2021 al 31 luglio 2022 più di una ogni tre giorni,  in aumento rispetto alle 108 donne uccise nei 12 mesi precedenti.Dossier del Viminale: 125 le donne uccise in un anno, in aumento i reati

Di questi omicidi 108soano stati compiuti in ambito familiare o affettivo, e 68 di questi hanno avuto come responsabile un partner o un ex compagno.  Sono diminuite le denunce per stalking (15.817), a fronte di 18.653 nel periodo precedente, ma  sono aumentati gli ammonimenti del questore, 3.100 contro 2.565, di cui oltre la metà per violenza domestica.

Sono dati drammatici, come dicono tutti i politici, ciononostante il Parlamento ha votato contro un fondo di assistenza legale per le donne vittime di violenza, 3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022 e 2023, come chiesto dall’emendamento alla legge di Bilancio , presentato dalla deputata Veronica Giannone come riferito dall’agenzia Dire  volto a sostenere le donne dopo la denuncia, sia in sede penale che civile e anche in caso di ricorso a consulenza tecnica di parte.

La storia è vecchia. A  parole si esortano le  donne a denunciare i loro persecutori, ma quando è il momento di passare ai fatti, la politica si volta troppo spesso dall’altra parte.

A ciò si aggiunga che lo stesso Consiglio Europeo valuta l’Italia come una nazione che troppo spesso archivia le denunce di violenza da parte delle donne.

Prima pagina tv, il sito del l’informazione parlamentare aggiunge che l’emendamento presentato per la terza volta    proponeva una misura concreta, vale a dire “un aiuto economico per sostenere le donne che denunciano,  nel tormentato iter giudiziario che potrebbe portare ad una maggiore difesa della loro incolumità.

La violenza sulle donne è la manifestazione più macroscopica delle condizioni di subalternità oggettiva, in cui le donne sono costrette a vivere ancora oggi nel nostro Paese. Si tratta di un gap di diritti, che non ha soltanto cause ideologiche o le radici in una intramontata cultura patriarcale, ma ha cause molto ben visibili a tutti e molto concrete. Sono disoccupazione, contratti capestro, disparità salariale, lavoro domestico gratuito e una sottomissione sociale che le relega a lavori di cura con salari sempre più bassi.

Il prossimo Parlamento si  prenderà a cuore la questione?

Alle elezioni le candidate arrivano al  44, 3% , che è una bella quota,  rispettosa delle leggi.

Sarà importante  vedere quante di loro entreranno effettivamente in Parlamento, per riuscire ad affermare finalmente un punto di vista femminile nelle leggi che dovrebbero promuovere un effettivo avanzamento dei diritti nella nostra società. Così come sarà interessante  vedere come la parità di genere sarà affrontata dal nuovo parlamento, considerando il fatto che l’Unione europea la pone come obiettivo vincolante dei progetti finanziati con i fondi dell’Unione stessa.

Dalia Bighinati

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