Nomina a Professore Emerito per il cardiologo Roberto Ferrari: il titolo ufficializzato oggi presso l’Università di Ferrara

Un’intera carriera dedicata alla trasformazione della cardiologia dell’Ospedale Sant’Anna di Ferrara: questa la motivazione della nomina a Professore Emerito del cardiologo Roberto Ferrari, che ora si dedicherà a tempo pieno a gestire gli interventi dei bambini provenienti dai Paesi più in difficoltà, come l’Ucraina.

Un riconoscimento giunto in tempi record: l’Università, infatti, tende a far trascorrere più anni prima di conferire il titolo, ma l’impegno del professore, dal 2001 a oggi, non è passato inosservato. Past president della Società Europea di Cardiologia, dal suo arrivo a Ferrara ha dato vita a una vera e propria trasformazione del reparto, che al tempo operava solo 180 angioplastiche l’anno, contro le 1900 di oggi. Un’evoluzione riportata anche dalla celebre rivista statunitense News Week, che nel 2021 ha inserito il Sant’Anna tra le 100 strutture migliori del mondo.

“Siamo noti per aver svolto moltissima ricerca scientifica, soprattutto nell’ambito della cardiopatia ischemica e dello scompenso e abbiamo realizzato un centro totalmente dedicato alla prevenzione. Oggi è un reparto molto completo. In questi 20 anni a Ferrara sono anche diventato presidente della European Society of Cardiology, il titolo più importante a cui potessi ambire.”

Nel 2009, poi, l’idea di dedicarsi non solo a curare chi un problema al cuore già lo aveva, ma di offrire una speranza ai tanti bambini nati con una cardiopatia congenita che non hanno l’opportunità di essere operati. Dalla fondazione di ‘European Heart for Children’ a oggi, sono 2357 i piccoli esaminati e 352 quelli che hanno subito un’operazione di correzione di un difetto al cuore.

“L’idea della Fondazione umanitaria è stata di mia moglie. Oggi operiamo cuori grandi come un’unghia, se si interviene nel modo corretto da subito i bimbi avranno una vita identica ai nati sani. Abbiamo svolto diverse missioni, in Siria abbiamo realizzato un’unità pediatrica che cura circa 400 piccoli l’anno. In Tunisia abbiamo donato un laboratorio di emodinamica, in cui si realizzano stent e valvole. In Nigeria, presso l’Università di Ibadan, abbiamo costruito un centro di training su come trattare i difetti congeniti: ne siamo molto orgogliosi, formiamo medici provenienti da tutta l’Africa. Nel nord dell’Iraq abbiamo aperto un’unità di cardiologia pediatrica, purtroppo al momento bloccata a causa dei conflitti. Anche in Marocco, a Casablanca, ce n’è una in costruzione: è un progetto sospeso a causa del Covid, ma speriamo di terminarlo a breve.”

Negli ultimi mesi le attenzioni dei medici della Fondazione si sono concentrate sull’Ucraina, dove, a causa della guerra, molti bambini non hanno la possibilità di ricevere le cure necessarie: “I piccoli passano dalla Polonia, dove andiamo a prenderli per portarli a Bucarest. Lì li operiamo e offriamo loro una casa. Successivamente possono decidere se restare o ripartire. A oggi ne abbiamo operati 3 e abbiamo spedito in Ucraina 150 ossigenatori. È difficile avere referenti locali, perché la maggior parte delle persone cercano di scappare, ma noi siamo in costante contatto con due ospedali a Kiev, pronti a muoverci nel momento del bisogno.”

I fondi che finanziano le attività arrivano da un intenso lavoro di ideazione, realizzazione e vendita di merchandising, concerti, pranzi e cene di beneficienza. Sono state consegnate diverse borse di studio per permettere ai ragazzi da ogni parte del mondo di volare in Italia per imparare a operare al meglio. Quest’anno il congresso della Società Europea di Cardiologia si terrà a Barcellona dal 25 al 29 agosto e la Fondazione ne approfitterà per una grande svendita, il cui ricavato andrà tutto al progetto in Ucraina.

“Ferrara mi ha ospitato per vent’anni e mi ha dato la possibilità di oltrepassare i confini cittadini per arrivare in molti Paesi del mondo. Per raggiungere questi risultati è fondamentale l’appoggio di persone oneste, come quelle che ho incontrato. Come Professore Emerito posso continuare le mie ricerche, però preferisco lasciare spazio ai miei eccezionali giovani collaboratori. Ora che sono in pensione mi occuperò a tempo pieno della Fondazione. Vorrei completare il progetto in Marocco e aiutare i bambini ucraini e russi. La sede principale è in Francia, ma forse avremo la possibilità di aprirne altre due, una asiatica, a Hong Kong, e l’altra africana, a Città del Capo.”

 

 

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