Non è un Paese per “Vecchi “

Viviamo tutti più a lungo, per mantenere l’attuale livello di benessere, dobbiamo lavorare, tutti e di più. Questo il messaggio esplicito inviato dal governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, in apertura di un convegno a palazzo Koch sul ruolo delle donne.

Un’analisi ad ampio spettro sulle dinamiche demografiche del Paese, uomini e donne che vivono più a lungo e in salute, giovani in cerca di un lavoro che sembra non arrivare mai, 2 milioni dei quali oggi non studiano, non lavorano e non partecipano a un’attività formativa. Donne scoraggiate da un mercato del lavoro che continua a penalizzarle.

L’analisi è stata proposta oggi dal governatore di Bankitalia Ignazio Visco, in apertura di un convegno sul ruolo delle Donne nel nostro paese. Visco da sociologo, più che da economista, ha messo in luce alcuni cliche, che paralizzano il cambiamento. La resistenza allo spostarsi dell’età pensionabile, un mercato del lavoro rigido, che segue logiche non più attuali.

Per reggere il confronto con altri Paesi, il cambiamento è necessario, e parte anche da dati di fatto: il primo la necessità di far entrare i giovani e le donne nel mondo del lavoro: sono risorse preziose, riconosce Visco, che vanno valorizzate. Secondo: la necessità di trattenere più a lungo chi già lavora .

Un appello che suona come un’utopia per giovani e donne, ma che una parte del Paese rifiuta. E’ una rigidità, commenta Visco, che nuoce al Paese.

Vivere più a lungo non significa adattarsi al riposo della vecchiaia, ma apprezzare una longevità che sposta in avanti l’età in cui non c’è più voglia di lavorare e di impegnarsi. Quindi riforme strutturali: l’occupazione va aumentata e per farlo è necessario contrastare le rendite di posizione e gli interessi particolari, è il giudizio del governatore di Bankitalia, secondo cui: “Un migliore funzionamento del mercato del lavoro coniugato con la capacità di accompagnare e non con la volontà di resistere al cambiamento, va di pari passo con mutamenti profondi nella struttura produttiva, dalla dimensione delle imprese manifatturiere alla concorrenza e all’efficienza dei servizi”.

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