“Nonna, che cosa è la normalità”?

Ero al telefono qualche giorno fa con un’amica più giovane, mamma di due belle ragazze e già nonna. Mi diceva che Lei non si annoia affatto in queste ore di isolamento coatto, perche oltre a tenere in ordine la casa meglio di prima, a leggere tutto ciò che le passa per mano e a guardare la Tv, il pomeriggio riesce finalmente a giocare e a raccontare favole a suo nipote di poco più di cinque anni.
Stavamo commentando il titolo di un articolo apparso su Linkiesta.it, in cui Christian Rocca, autore dell’articolo e direttore editoriale del giornale on line, scrive “…quando il Covid 19 sarà sconfitto, ci illudiamo che si tornerà alla vita normale, ma non sarà così”. Rocca si dice convinto che questo nuovo Corona non è soltanto un virus, ma l’inizio di una nuova era, non di felicità, ma di grandi cambiamenti. Lo dice con un tono vagamente apocalittico, che conferma una tendenza oggi piuttosto diffusa al pessimismo.
“Insomma non si tornerà alla normalità” ha chiosato a un certo punto e ad alta voce la mia amica, subito stoppata da una vocina infantile ” Nonna che cosa è la normalità?”

https://www.linkiesta.it/it/article/2020/03/13/italia-coronavirus-inizio-altra-epoca/45821/

Che è una bella domanda.
Il ritorno alla normalità, mi sono detta, sarà finalmente la possibilità di uscire liberamente, di incontrare persone care, andare al lavoro, fare la spesa senza doversi giustificare esibendo scontrini, andare al cinema, a teatro, al bar per il cappuccino, allo stadio e in palestra. La normalità vorrà dire buttare guanti, mascherine, liquidi disinfettanti, liberarsi dall’ossessione di lavarsi le mani ogni volta che tocchiamo qualcosa che viene dall’esterno.
Questa e’ la speranza che ci permette di ubbidire oggi alle regole che ci sono state imposte, di sobbarcarci in paziente attesa la dichiarazione ufficiale, che prima o poi verrà, di fine pandemia.
La normalità sarà la possibilità di andare dal dentista, dal nostro ottico di fiducia, dal parrucchiere/barbiere, e magari, per chi ne sente la mancanza, dall’estetista.
Per i medici, gli infermieri e tutti quelli che si stanno adoperando senza sosta per curare gli ammalati sarà davvero la fine di un incubo!
Idem per chi oggi accetta il rischio – ci auguriamo con tutte le cautele del caso – di tenere aperte le attività che ci sono necessarie.
Questa e ‘ la normalità a cui desideriamo tornare. Per il resto il futuro si presenta pieno di incognite e di dubbi. Ci saranno da fare molte scelte a livello privato e pubblico.
Per i giovani neolaureati assunti in questi giorni in ospedale sarà il ritorno al precariato o la felice scoperta di non fare più parte della schiera di chi deve sgomitare o espatriare per trovare lavoro ? La lunga clausura ci avrà liberato dall’insana insofferenza dei tempi vuoti o torneremo alla frenesia di sempre? Avremo capito che in fondo ci basta molto meno di quello che eravamo soliti consumare o torneremo ad affannarci per soddisfare ataviche abitudini consumistiche?
Dopo ogni guerra vinta (e io sono sicura che noi sapremo sconfiggere l’assalto del virus), c’è sempre un momento di giustificabile euforia, poi, però, si deve decidere qual è la strada che si vuole prendere. Dovremo decidere se tornare alla routine di sempre o se vorremo cercare di rendere le nostre vite più dense di relazioni vere, meno legate alle mode e alle convenzioni di riti collettivi, di cui forse avremo imparato a sentire la vacuità.
Se sceglieremo questa seconda strada, vorrà dire che questa solitudine forzata non sarà stata solo l’arma per vincere il coronavirus, ma un vero e proprio percorso di ricerca di una vita più autentica .
Dalia

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