Nuovi reati e nuove pene nel DDL Sicurezza, la reazione delle opposizioni, i commenti di Articolo 21 e Ass. Antigone.
Il 19 settembre 2024, la Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge sulla sicurezza, con 162 voti favorevoli, 91 contrari e tre astenuti.
Ora il ddl passa al vaglio del Senato per la definitiva approvazione con la richiesta da parte di Matteo Salvini di “un canale di urgenza assoluta” per velocizzarne l’iter. Il provvedimento introduce importanti novità in materia di manifestazioni, sicurezza urbana, detenzione carceraria e criminalità legata all’occupazione abusiva di immobili. Nei 38 articoli del disegno di legge domina la linea politica della repressione della protesta, che rappresenta uno dei pilastri ideologici delle forze di Destra.
Come accoglieranno cittadine e cittadini norme, che se dovessero passare, come ci si aspetta al Senato vedranno un consistente aumento del numero dei reati da codice penale notevoli aumenti delle pene; il rafforzamento delle tutele e delle garanzie per le forze dell’ordine; misure anti spaccio, con un deciso alt alla cannabis light; mentre con l’alibi della tutela dell’ordine pubblico vengono introdotti i reati di blocco stradale o ferroviario attuato con il proprio corpo, le norme “anti-Ponte” e “anti-Tav”, il contrasto alle occupazioni abusive e norme che introducono il reato di resistenza passiva in carcere o nei centri per migranti. Mentre verrebbe proibita la vendita delle Sim agli stranieri extra-Ue senza permesso di soggiorno.
Un pacchetto di misure restrittive della liberta di manifestazione contro il potere messe in un unico calderone con le misure di contrasto alla criminalità organizzata e al terrorismo,
Le opposizioni che hanno definito il testo “incostituzionale e dettato da una sorta di “furia ideologica”, stanno organizzando – c’è da dire fin che possono – manifestazioni anti Decreto.
“Il disegno di legge sulla sicurezza rappresenta un attacco alle libertà individuali e collettive, reprime il dissenso e punta a creare sudditi invece di cittadini. È il panpenalismo all’ennesima potenza: affronta ogni problema con un nuovo reato e nuove aggravanti senza mettere un euro per rafforzare davvero politiche di sicurezza urbana e di coesione sociale; colpisce soggetti fragili come donne incinte e bambini costretti al carcere invece che a misure alternative; reprime ogni forma di dissenso anche se esercitato con la nonviolenza o la resistenza passiva. E infine fa fare al diritto un passo indietro di secoli con l’apertura alla castrazione chimica, pena corporale dei nostri giorni”.
Così il partito democratico in un post condiviso anche dai profili social dei gruppi parlamentari di camera e senato.
Mentre su Articolo 21 on line del 19 settembre, Ottavia Olita si chiede ” Chi sono quei 162 parlamentari eletti dal popolo che approvano la trasformazione dell’Italia da Stato del Diritto in Stato di Polizia? Possibile che tutti quelli che li hanno votati condividano il loro passaggio al lato oscuro, violento, oppressivo della vita comunitaria? Non sarebbe bene conoscerli uno per uno, per capire, per poter scegliere, per raccontare a chi ancora oggi si ostina a non voler votare che il pericolo non è più solo alle porte, ma si sta concretizzando?
Come si può tollerare che una parte minoritaria del Paese decida la sorte di tutti noi, costringendoci ad assumere vesti che non ci sono mai appartenute da Cesare Beccaria in poi?
Questi signori, a quale Costituzione fanno riferimento? Che idea hanno dei diritti dei lavoratori impegnati nella difesa dei posti di lavoro o nella lotta per miglioramenti delle condizioni di vita, dalla sanità, alle abitazioni, ai salari, all’accoglienza degli immigrati ai quali addirittura viene negata anche la possibilità di tenere, grazie soltanto a un cellulare, i contatti con i loro familiari lontani?…..
Se si dovesse confermare anche in Senato quest’orribile votazione di oggi chi vincerà, alla fine? Davvero un’Italia più sicura, o un’Italia che garantirà i potenti e perseguiterà chi cercherà la strada dell’affermazione dei diritti garantiti dalla Costituzione?…
“È con misure di welfare comunale e di dialogo sociale, non criminalizzando le persone che un Governo dovrebbe agire di fronte a comportamenti che affondano le proprie radici nella disuguaglianza sociale ed economica”, è il giudizio delle associazioni Antigone e di Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI) sul Disegno di legge n. 1660/C recante Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell’usura e di ordinamento penitenziario illustrato ieri durante l’audizione alla Camera dei Deputati del presidente di Antigone, Patrizio Gonnella.
Per l’Associazione Antigone
Il ddl sicurezza contiene un attacco al diritto di protesta come mai accaduto nella storia repubblicana, portando all’introduzione di una serie di nuovi reati con pene draconiane anche laddove le proteste siano pacifiche. Così si colpiranno gli attivisti che protestano per sensibilizzare sul cambiamento climatico, gli studenti che chiederanno condizioni più dignitose per i propri istituti scolastici, lavoratori che protestano contro il proprio licenziamento, persone detenute che in carcere protestano contro il sovraffollamento delle proprie celle…
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