Nuovo colpo di scena per i soci Carife e per Ferrara: il Mef sapeva, ma ha taciuto

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Il Mef sapeva dall’ottobre 2014 del no di Bruxelles all’intervento, deciso ad aprile 2015, del Fondo interbancario di tutela depositi, per salvare la Cassa di risparmio di Ferrara. Inevitabile lo sapesse anche Bankitalia, che, tuttavia ha approvato il piano, portato in assemblea straordinaria il 30 luglio scorso, dagli stessi Commissari di Bankitalia che lo avevano predisposto.

Di ieri la notizia, secondo il quotidiano La Stampa, del no ripetuto per ben tre volte da Bruxelles al Mef circa l’intervento del Fondo, considerato intervento di Stato. Siamo, dunque, di fronte ad un nuovo cambio di scena: se il Mef e Bankitalia sapevano, perché autorizzare Carife a prendere una strada che avrebbe portato ad un inevitabile fallimento?

Il Mef conosceva l’orientamento di Bruxelles dall’ottobre 2014, Bankitalia, si presume, pure.

Ma nulla di tutto questo è stato detto ai soci Carife, che il 30 luglio hanno votato la proposta del prestito di 300 milioni con cui  il Fondo interbancario di tutela dei depositi si apprestava a ricapitalizzare la Banca.

Eppure , Riccardo Maiarelli, presidente della Fondazione, azionista di maggioranza di Carife, ha fatto una spola a non finire tra Ferrara e Roma per accertarsi del consenso all’operazione di Bankitalia, massimo organo di controllo del sistema del credito italiano.

ministero economia finanze
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“Lo stesso Ministero dell’Economia e Finanza, dice l’ing. Maiarelli,  mi ha scritto esortandomi ad andare avanti su quella strada”. In un afoso pomeriggio di luglio l’assemblea dei soci della Fondazione e i componenti dell’Organo di indirizzo  si sono confrontati a lungo sulla ipotesi dei Commissari di accettare la riduzione del valore delle azioni a 27 centesimi l’una, facendo entrare come socio di maggioranza pro tempore il Fondo interbancario.

Azionisti beffati? Fondazione presa in giro? E i Commissari , che figura ci fanno? E la delibera del Fondo, tutto da prendere come uno scherzo? Comprensibile, oggi, l’irritazione del Presidente, Salvatore Maccarone, pure lui tenuto all’oscuro del “no” fino al 19 novembre.

L’amarezza di Maiarelli è pari all’indignazione dei 30.000 soci della banca , della stessa città. Questa rivelazione salta fuori dal cilindro di Bankitalia solo adesso, sotto forma di memorandum, stando all’inchiesta de La Stampa, perché questa sarebbe una delle carte da giocare contro il ricorso presentato dalla Fondazione CariJesi (azionista di Banca Marche) e dalla stessa Fondazione Carife”,al Tar del Lazio, contro il decreto del governo del 22 novembre scorso, denominato, con audacia, salva banche

Il Ministero oggi fa sapere di avere sperato fino al 19 novembre  di poter trattare su questo punto con Bruxelles. Ma non si gioca a poker con il destino di migliaia di azionisti, dei tanti risparmiatori e di un’intera comunità.

E’ stata comunque una speranza che ha condannato Carife, già in gravi difficoltà, a scomparire dal mondo bancario nazionale, mentre ha azzerato, causa l’anticipazione del bail in, il patrimonio azionario dei soci insieme ai risparmi dei detentori di obbligazioni subordinate ancora in attesa di conoscere le modalità e i tempi di un eventuale risarcimento.

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