Occhi puntati sull’Europa

Occhi puntati sull’Europa, oggi , non solo per la semifinale degli Europei di calcio, ma per l’incontro a Bruxelles dei capi di governo dell’Unione europea. Un vertice da cui dipende il futuro della stessa Unione , oltre che le speranze di crescita dei Paesi più indebitati.

Definisce gli orientamenti e le priorità politiche generali dell’UE, gestsce questioni complesse che non possono essere risolte a livello di cooperazione intergovernativa, tuttavia, sebbene influenzi l’agenda politica dell’UE, il Consiglio europeo, composto dai capi di Stato o di governo dei paesi membri, dall’’Alto rappresentate dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza dal presidente della Commissione e dal Presidente del Consiglio europeo stesso, non può approvare atti legislativi. A presiederne le sessioni sarà in questo week end di fine giugno l’attuale presidente Herman Van Rompuy, che è stato rieletto nello scorso mese di marzo per un secondo mandato, e che quindi durerà in carica altri 2 anni e mezzo, fino al 30 novembre 2014. Il consiglio iniziato oggi ha un compito pesante da affrontare, come ci dicono i temi sul tappeto, che vanno dal patto per la crescita, alla ipotesi di una Tobin tax per frenare la speculazione finanziaria selvaggia, allo scudo antispread. In sostanza un Consiglio che dovrà decidere se si vuole procedere verso una Unione europea economica e monetaria più forte, per arrivare ad una unione politica o se si

ritiene di affrontare la crisi andardo sui mercati globali in ordine sparso. Un consiglio “cruciale” per il futuro dell’euro ma dagli esiti incertissim “Ai tassi attuali la Spagna e l’Italia, dice il premier spagnolo, non potranno continuare ancora per molto a finanziarsi sui mercati, di qui il pressing di Mario Monti, sulla proposta di uno scudo anti-spread per i paesi virtuosi: un meccanismo in grado di contenere oltre una certa soglia il differenziale con i Bund tedeschi di riferimento. Ai tassi attuali, a Italia e Spagna costa più del doppio finanziare il proprio debito rispetto alla Germania. Accanto a questo l’eterno dilemma sugli eurobond, obbligazioni del debito pubblico dei Paesi facenti parte dell’eurozona, emessi dalla BCEla cui solvibilità sarebbe garantita congiuntamente da tutti i Paesi dell’eurozona[. Uno strumento che incontra l’opposizione della Germania, che teme il ritorno ad una allegra politica di spesa pubblica fuori controllo dei Paesi meno virtuosi e più indebitati. Un’ipotesi su cui il Presidente Mario Monti si dovrà giocare tutta la sua credibilità, esibendo in cambio dell’ipotesi eurobond le politiche di rigore avviate e la riforma del lavoro varata in extremis a colpi di fiducia. Se passeranno si potrà parlare a ragion veduta di possibilità di crescita, anche per il ns. Paese, in una crisi internazionale in cui, chi parla di uscire dall’euro, ignora che o finge di ignorare che a tutt’oggi sopno stati proprio i singoli paesi in crisi a fare da bersaglio privilegiato della speculazione finanziaria mondiale.

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