Oggi riparte il mondo!

Oggi riparte il mondo. Quello scolastico in gran parte dell’Italia, quello di tante famiglie, che ormai, pur lamentandosi della chiusura delle scuole, si erano abituate ad avere i loro figli sott’occhio.

Il lock down per chi ha potuto e voluto è stato una formidabile esercizio di risocializzazione in door.

Dentro casa e vicini l’uno all’altro.

A rischio di conflitto quotidiano con mamma o papà, fratello o sorella, figli e nipoti. Impegnati a contenderci spazi fisici e a misurare distanze psicologiche e affettive. Un cambiamento di abitudini che ha messo alle corde la pazienza di tutti.

Oggi, dopo settimane di martellamento mediatico sul caos scuola, mascherina si, mascherina no, banchi a rotelle e scaricabarile su chi deve misurare la febbre ai bambini, eccoci arrivati al “ritorno”, come molti hanno preteso nei mesi scorsi, alla normalità.

Finalmente in aula! Tutti contenti? Fine della didattica digitale? Ritorno al passato da molti rimpianto?

No di certo!

Ma certamente per tutti un bagno di realtà. Coloro che hanno usato finora la scuola in modo strumentale, come trionfo o come sconfitta dell’avversario, troveranno anche per oggi il modo di girare la frittata. Chi ha voluto vedere in faccia la realtà ha visto in queste settimane tanti preparativi, tanta voglia di fare, nonostante i non pochi problemi, pratici e pedagogici.

Chi non ha figli in età scolare se questa mattina si fosse trovato per caso o a bella posta nei pressi di un edificio scolastico aperto, avrebbe potuto vedere negli occhi dei ragazzini e nella titubanza o nell’ottimismo esibito degli adulti i sentimenti che circolavano. Sorrisi, saluti, ansia, una certa spavalda sicurezza nei più grandicelli.

Tutti vestiti a festa.

Genitori in coppia, forse in smart working al fianco dei più piccoli.

Reduci da giornate intense di preparativi a casa per questo primo giorno.

Il pensiero fisso, immaginiamo, alle nuove abitudini da imparare. La mascherina, gli ingressi pilotati, l’attenzione alla segnaletica interna, le penne, i pennarelli, quaderni e libri autografati, da non scambiare con l’amica/o. Le distanze da rispettare anche nel muoversi. Il banco rigorosamente monoposto, spazio di libertà e di autotutela, ogni giorno sanificato dai bidelli, senza possibilità di cambiare posto, se non su rigidi protocolli programmati.

Come sarà la lezione? A quali metodi i nostri insegnanti ricorreranno per coinvolgere i loro allievi. Chi sarà più spaesato?

Oggi è il giorno dell’accoglienza. I giorni a venire saranno quelli del “mettiamoci insieme, seppure a distanza, per crescere insieme senza ammalarci o mettere a rischio la salute altrui”. Sarà una formidabile lezione sul campo di cittadinanza attiva.

Per chi ama la scuola, in tutti i suoi ordini e gradi e crede che sia proprio questa l’Istituzione fondamentale e più importante di un Paese, questo inizio non deve essere un ritorno al passato, ma una nuova creazione.

La scuola pubblica, cioè la scuola per tutti, è la cartina di tornasole di un Paese libero e democratico; fingere di poterla trattare come ultima ancella del reame indica stupidità o malafede.

Senza la scuola per tutti non c’è comunità, né diritti e doveri, né dignità per tutti, ma privilegi per pochi.

Se quella funziona male, tutto diventa di bassa qualità: sanità, trasporti, politica, pubblica amministrazione, sicurezza, attività economiche, manifestazioni d’arte e di cultura, giornalismo e media, sport e divertimento…

Nel nostro Paese da decenni siamo sul filo del rasoio, anche all’Università. Basterebbe il confronto con gli altri Paesi dell’Unione europea per rendercene conto.

Questo ritorno a scuola non deve essere un ritorno ad una stanca e difficile routine. Il lock down ha dato uno scossone a tutti e a tutto, ci ha fatto aprire gli occhi su abitudini vissute con rassegnazione. Ora molti di noi le sentono inaccettabili.

Vanno cambiate! Avremo forse meno cose, ma migliori.

Una migliore sanità per una migliore assistenza e cura, una migliore alimentazione per una migliore salute. Meno scuola in termini orari, ma più efficace e soprattutto vissuta con più entusiasmo da tutti.

“Presidi, Docenti, Studenti, Genitori:  questo è il vostro momento! Siete tutti chiamati in causa per dare con orgoglio e competenza il meglio di voi  stessi!”

Cittadini e  governanti sono chiamati al dovere di non sciupare l’occasione – che ci è data anche grazie ai finanziamenti attesi dall’Europa – di cambiare in meglio.

La pandemia non è affatto un male salvifico, però ha scombinato le carte e ci ha spiazzato. Qualcuno si è molto arrabbiato per questo disordine pandemico, molti hanno, invece, toccato con mano come, volenti o nolenti, il nostro benessere non potrà mai prescindere dai comportamenti e dalla  coesione della comunità in cui viviamo.

(Ho fatto riferimento solo alle scuole elementari e medie, inferiori e superiori, non ai servizi all’infanzia, che  rinviano ad un altro universo di prassi e di parole.)

Dalia Bighinati

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