Omicidio di via Favero: spunta l’ipotesi del complice

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“Ero stanca e volevo farla finita”. Sono le parole di Donatella Zucchi, l’impiegata comunale di 43 anni che ha ucciso il marito mentre stava dormendo, Vincenzo Brunaldi, medico tossicologo della Medicina Legale di Ferrara.

Nell’interrogatorio fiume, durato fino alla tarda sera di ieri, la Zucchi al pm MariaEmanuela Guerra e agli investigatori della questura ha raccontato tante cose, probabilmente spinta da un bisogno di esternare tutto ciò che la turbava internamente.

Donatella infatti mercoledì mattina si sarebbe svegliata e dopo aver impugnato la pistola sportiva di calibro nove che solitamente teneva nella cassaforte di casa, avrebbe poi puntato l’arma alla nuca del marito ancora addormentato.

All’arrivo degli agenti della polizia la donna si è precipitata lungo le scale e quando i poliziotti le hanno chiesto conto del marito lei avrebbe risposto che non lo vedeva da due giorni.

Ma una volta giunti nell’appartamento di via Favero, hanno visto il corpo del Brunaldi sul pavimento della camera da letto, già avvolto da diversi teli di plastica. Nella sua utilitaria inoltre, rimessa nel garage di casa, gli inquirenti hanno rinvenuto due taniche di benzina, ben quaranta litri di liquido potenzialmente infiammabile. “Carburante per le emergenze” avrebbe poi precisato la donna agli stessi investigatori.

La procura in queste ore non esclude che la donna abbia agito con l’aiuto di qualcuno. Gli investigatori infatti in queste ore stanno setacciando la vita privata della Zucchi per capire se ci possa essere o meno un complice. Quel che è certo è che l’interrogatorio avvenuto ieri pomeriggio in questura, mentre la Zucchi veniva sentita in procura, rigurda una persona, probabilmente un amico, poi risultato estraneo alla vicenda. L’uomo, anzi, avrebbe agito per evitare il peggio e per questo fu lui ieri mattina ad avvertire la polizia.

Nel frattempo il pm Guerra ha predisposto gli atti per chiedere il fermo della donna al gip, la dottoressa Silvia Marini, che domani mattina terrà l’udienza di convalida. Donatella Zucchi infatti si trova nel carcere femminile di Bologna. Il suo legale difensore, l’avvocato di fiducia, Eugenio Gallerani ha già parlato con lei. “Siamo di fronte a una donna che porta con sé macigni pesantissimi” commenta, escludendo anche che il marito della donna fosse un violento.

“La mia cliente da tempo faceva i conti con diversi problemi di salute”.

Un malattia alla schiena l’aveva indotta a farsi impiantare una placca di titanio, e poi gli attacchi di cefalea a grappolo, una forma di mal di testa pesantissimo chiamato anche la “cefalea del suicidio”. I forti dolori di questo tipo di patologia infatti inducono il paziente a volerla fare finita.

La scorsa estate Donatella aveva anche perso un bambino. Una gravidanza cercata in tutti modi tanto che ci fu un viaggio anche a Bruxelles perché la donna non riusciva a rimanere incinta.

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