Omicidio nel sottomura in tribunale

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Era il 29 aprile di un anno fa quando un giovane tunisino di 25 anni, Hamad Tarek fu ucciso nel sottomura da un gruppo di marocchini. In quelle settimane infatti era in corso una lotta fra bande di maghrebini per la conquista del mercato della droga nella zona del Sottomura in via Baluardi. Il giovane fu ucciso dopo un’aggressione scoppiata verso le 21, ai piedi di Porta San Pietro. Su di lui si accanirono più persone che con una sciabola, trapassandolo più volte da parte a parte, scrive negli atti delle indagini il sostituto procuratore Ciro Alberto Savino.

Per quell’omicidio sono state iscritte nel registro dei reati nove persone, tutte marocchine e per tre di loro, uno dei quali minorenne, è stato aperto anche il carcere.

03 omicidio sottomuraDopo il processo avvenuto a Bologna per il minore, condannato a 8 anni di reclusione, provvedimento peraltro già impugnato in Appello, oggi si è aperto un secondo processo che questa volta vede sul banco degli imputati un altro componente, secondo la pubblica accusa, della banda di marocchini che provocò la morte di Tarek.

Si tratta di Nabil Benabdennaby, marocchino di 24 anni, accusato di omicidio premeditato.

Oggi davanti alla corte d’assise presieduta dal giudice Luca Marini, con a latere Alessandro Rizzieri, sono sfilati alcuni teste dell’accusa che hanno cercato di ricostruire i fatti.

Il primo a parlare è stato il sostituto commissario Stefano Marchetti, della squadra mobile di Ferrara. Alla corte il poliziotto ha spiegato come furono condotte le indagini e come arrivarono all’arresto dell’imputato. Poi è il turno di un amico di Tarek, anche lui tunisino che quella sera assistette all’omicidio. Alla corte racconta di aver visto tutta la lotta, il gruppo che si accanisce contro l’amico con spade, coltelli e grosse catene e la vittima che si accascia per sempre a terra.

Per l’imputato in aula ci sono solo i suoi legali, Eva Neri, del foro di Ferrara e Anna Sambugaro del foro di Vicenza. Entrambi gli avvocati in aula nel corso del controesame dei teste cercano di smontare pezzo per pezzo l’ipotesi accusatoria giocando sulla impossibilità di dimostrare con assoluta certezza che l’identità del loro imputato corrispondesse a quella citata dai testimoni del pm.

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Un pensiero su “Omicidio nel sottomura in tribunale

  • 11/04/2013 in 14:33
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    In effetti ai aula e’ stato visto e sentito il tunisino Wassim che testimoniava in grande difficolta’ in quanto ha riferito fattori che contrastavo alla grande con la testimonianza fatta da’ lui stesso in questura nel maggio 2012 facendo facendo nomi e riferimenti e ammettendo di essersi sbagliato.
    Ma che attendibilita’ puo’ avere un testimone del genere

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