Omicidio S. Giuseppe, la pista della rapina

Una rapina o un tentativo di rapina: è questa una delle piste seguite dai carabinieri per dare una spiegazione all’omicidio di Luciano Spadari. Il vivaista, 74 anni, trovato morto ieri sera nella sua azienda di San Giuseppe di Comacchio, potrebbe essere stato ucciso per portare via qualcosa dalla sua azienda al civico 72/a della via Romea. Per scoprire se dall’azienda manca qualcosa, oggi gli investigatori sono tornati sul luogo del delitto per un sopralluogo a cui hanno preso parte anche le tre figlie della vittima.

Nessuna indiscrezione trapela, al momento, sull’esito degli accertamenti. “Stiamo lavorando”, si limita a dire il colonnello Antonio Labianco, comandante provinciale dei carabinieri, che da ieri sera – coordinati dal sostituto procuratore di Ferrara Barbara Cavallo – interrogano amici, parenti e dipendenti dell’agricoltore ucciso.

Tra questi ultimi, non si trova un ragazzo di origini romene, che negli ultimi giorni avrebbe lavorato al vivaio. La sua testimonianza potrebbe essere importante per ricostruire le ultime ore di vita di Spadari. L’uomo, arrivato a Comacchio dalla Brianza negli anni Settanta, era divorziato e aveva fatto dell’azienda anche la sua abitazione. E’ stato trovato senza vita, la testa fracassata a colpi di pietra, intorno all’ora di cena, nascosto sotto alcuni tubi utilizzati per l’irrigazione di piante e fiori del vivaio.

La sua morte risalirebbe però a molte ore prima. Il fratello Gianfranco, che ha dato l’allarme ai carabinieri, non lo sentiva infatti da giovedì.
Per avere conferma di questa ipotesi bisognerà attendere l’autopsia, che è stata affidata al medico legale Maria Rosa Gaudio. “L’esito sarà molto importante”, conferma il responsabile della sezione investigativa dei carabinieri di Ferrara, Vittorio Bartemucci, che invita alla cautela: “le indagini – dice – sono aperte a qualsiasi sviluppo”.

(ANSA)

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