Omicidio Tartari, processo al via per i due giovani della banda – INTERVISTA

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La vittima Pier Luigi Tartari

Omicidio Pierluigi Tartari: un anno dopo parte il processo.

Si è aperto questa mattina il dibattimento per due dei tre componenti della banda che un anno fa prima rapinarono e poi abbandonarono lasciandolo morire in un tugurio a Fondo Reno il pensionato di 73 anni.

Davanti alla corte d’assise presieduta da Alessandro Rizzieri il più giovane della banda, Patrik Ruszo, 19 anni, slovacco, reoconfesso, e Costantin Fiti, 23, romeno, dovranno rispondere dell’accusa di omicidio e occultamento di cadavere. Il terzo componente della banda, Ivan Pajdek, il più vecchio dei tre, è già stato invece processato per direttissima e ora deve scontare una pena di 30 anni. Per la pubblica accusa ci saranno due magistrati: Ciro Alberto Savino, che eredita il caso da chi fin dalle prime ore seguì il delitto, il sostituto procuratore Filippo Di Benedetto, oggi trasferito alla procura generale di Firenze che proprio dal Csm ha ottenuto un permesso speciale per poter assistere alle prime udienze del processo. In aula ci saranno anche i fratelli di Tartari, Marco e Rita e il Comune di Ferrara che si è costituito parte civile. Il caso dell’ex elettricista fu un delitto che scosse l’intera città. Il Comune di Ferrara si costituì parte civile, sia per stare vicino alla famiglia Tartari sia per la violazione del diritto di immagine.

Intervista al legale del Comune di Ferrara, Giacomo Forlani

LA STORIA. Era il nove settembre 2015 quando il 73enne di rientro a casa, nella sua villa di Aguscello, dopo una cena in pizzeria, trovò nella sua abitazione di i tre uomini che lo aggredirono.

processoSecondo le indagini lo menarono con dei tubi di metallo e poi, dopo averlo legato, lo portarono via con loro nell’auto dello stesso Tartari, una Opel Corsa nera. La vittima fu poi ritrovato cadavere quindici giorni dopo, in un casale abbandonato, usato come magazzino di merce rubata, a Fondo Reno.

Saranno 43 i testimoni chiamati a deporre davanti alla corte da parte della pubblica accusa. Alcuni di loro avrebbero visto la stessa sera della rapina la Opel Corsa di Tartari che percorreva la via Modena con una ruota di scorta bucata. Lo stesso automezzo che poi fu ritrovato nelle vicinanze del cimitero di Mizzana. Ci sono anche dei filmati in cui la polizia ricostruisce alcuni momenti successivi alla rapina nella casa di Tartari.

C’è il filmato che ritrae alcuni di loro che fanno un prelievo bancomat alla filiale Carife di via Comacchio con la carta di Tartari e altre che invece li ritraggono mentre fanno acquisti in un negozio sportivo di un centro commerciale della città. Dal dibattimento inoltre emergerà anche con più chiarezza che rapporto c’era fra il più giovane della banda, Ruszo, e la madre, la badante, all’epoca dei fatti, dell’anziana che viveva nella casa accanto a quella di Tartari.

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