Otto giorni fa la protesta dei detenuti anche a Ferrara. Abbiamo sentito il Cappellano delle carceri

A distanza di otto giorni dalla rivolta dei detenuti, nelle carceri di Ferrara, restano solitudine e tensione, ma anche misure più rigorose. La testimonianza del Cappellano Padre Tiziano Pegoraro,un sacerdote che ha alle spalle una lunga esperienza di sacerdozio a contatto con le realtà più difficili del mondo, ci fa capire il disagio che si cela dietro azioni che si rivelano, come quest’ultima protesta, controproducenti per gli stessi detenuti.

E’ stata la ribellione di un giorno sull’onda delle proteste che hanno scosso una settimana fa il mondo carcerario italiano.
Anche a Ferrara i detenuti, spinti dalle notizie sull’epidemia da coronavirus, hanno chiesto più garanzie per la tutela della loro salute, la possibilità di poter incontrare anche in questo periodo i loro familiari e più in generale migliori condizioni di detenzione. Un episodio breve, ma violento, che non si può giustificare, ma che fa intuire il disagio e la disperazione dei reclusi e che ha messo nuovamente in primo piano la vita difficile degli agenti di custodia.

Padre Tiziano Pegoraro, Cappellano della Casa circondariale di Ferrara e come tale inserito a tutti gli effetti fra i dipendenti del Ministero della Giustizia, entra tutti i giorni in carcere con la mascherina, come è richiesto dalla Direzione per chi viene dall’esterno. I detenuti, invece, non ce l’hanno, tranne quelli addetti ai servizi comuni che hanno contatti con l’esterno. In queste settimane, dice Padre Tiziano, la sospensione degli incontri con le famiglie, della messa, degli incontri di catechesi e delle attività di gruppo con i volontari, ha acuito nei detenuti il senso di solitudine e di abbandono.

Con le famiglie possono parlare via skype o al telefono, sotto il controllo degli agenti di sorveglianza della polizia carceraria,8 chiamate al mese, 8’ per chiamata. Ognuno di loro può chiedere un colloquio individuale con il cappellano, unico tratto di unione con l’esterno, sempre sulla base di ciò che viene permesso dalla direzione. “La sagrestia resta una sorta di oasi, dice padre Tiziano, dove non si respira l’aria delle celle”. Dopo la protesta del 9 marzo scorso sono state ristrette alcune libertà, aggiunge, come le ore di apertura delle celle durante il giorno. Celle abitate ognuna da due detenuti e dotate di cucina, servizi igienici e di un televisore a più canali, attraverso cui il mondo esterno entra in carcere.

In questi giorni, ci dice Padre Tiziano, la preoccupazione più forte è la salute della famiglia, oltre alla loro, per questo i trasferimenti da altre carceri sono stati bloccati, mentre per i nuovi ingressi e per chi accusa sintomi sospetti, è stata allestita l’unità mobile medica davanti al carcere, il cosiddetto pre-triage .

“Dopo la ribellione , risponde il cappellano, c’è stata una rarefazione delle persone che prima circolavano a pianterreno, segno di una restrizione delle libertà. La protesta, conclude padre Tiziano, seppure promossa e organizzata da pochi, si è tradotta in misure più rigorose per tutti, e questo non ha contribuito a ridurre il malessere e la tensione”.
D.B.

N.d.R.
Padre Tiziano Pegoraro.
Nato a Bassano del Grappa entrato giovanissimo (2 Ottobre 1960) nella Scuola Apostolica dei Padri Rogazionisti di Desenzano del Garda, Padre Tiziano Pegoraro , dopo i lunghi studi presso la Pontificia Università Lateranense presso il Pontificio Istituto Biblico (Rima) e un Dottorato in Teologia Biblica presso la Pontificia Università della Santa Croce, ha vissuto la maggior parte dei suoi anni di servizio sacerdotale come missionario a Paranaque (Manila) nel 1978 e a Mugombwa (Rwanda) nel 1982. A Roma è stato parroco per nove anni presso la Parrocchia Sant’Antonio di Padova (1996-2005), Cappellano Universitario di Roma Tre e della Comunità Arca di Ciampino (2011-2015). A Bratislava (Slovacchia) ha svolto il ministero di rettore della chiesa San Ladislao a servizio della comunità internazionale dei fedeli (2005-2010). Ha prestato servizio pastorale(1995-1996) a San Demetrio ne’ Vestini (L’Aquila) e ha trascorso a Betlemme (2015) un periodo di servizio in una dimora diocesana per persone anziane. Ha insegnato Sacra Scrittura nel Seminario dei Padri Verbiti a Quezon City (Manila) e nel Seminario Maggiore di Nyakibanda (Rwanda). dal 2015 ha assunto il ministero pastorale di parroco nella Parrocchia Corpus Domini, chiamato dall’arcivescovo Mons. Perego.

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