Papa Francesco a Lampedusa “per scuotere coscienze”

01 papa lampedusaPapa Francesco ha visitato l’isola di Lampedusa. “Sono qui per scuotere le coscienze”, ha annunciato. Arrivato poco prima delle nove di questa mattina, il pontefice e’ ripartito alle 13.15.Davanti a 10mila persone che lo hanno accolto con entusiamo, il Papa oggi a Lampedusa ha denunciato con forza l’indifferenza verso il dramma dei migranti. Una “spina nel cuore”, l’ha definita, una tragedia che non deve più ripetersi.

Appena giunto, il Papa e’ salito a bordo di una motovedetta della Guardia costiera, accompagnato da un corteo di barche di pescatori, ha pregato, poi ha gettato nel mare di Lampedusa, una corona di crisantemi bianchi e gialli in ricordo dei migranti morti durante le traversate. un lancio salutato dal suono delle sirene delle barche dei pescatori, che ha assunto un valore simbolico altissimo, perché questo mare che doveva essere della speranza, .si è trasformato per tanti in una bara. Sceso dalla motovedetta della Capitaneria di porto che in otto anni ha tratto in salvo dal mare 30 mila persone, il pontefice ha salutato sul molo i migranti che lo attendevano, “ Noi siamo fuggiti dal nostro Paese per due motivi, politico e economico, per arrivare in questo luogo tranquillo abbiamo superato vari ostacoli, siamo stati rapiti da vari trafficanti. Per arrivare qui in Italia abbiamo sofferto tantissimo”.

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Nell’intervento uno dei migranti, un ragazzo, che si è anche interrotto per la commozione, “Siamo qui – ha detto – costretti a rimanere in Italia perché abbiamo lasciato le impronte digitali e per questo non possiamo andare via. Quindi – ha aggiunto – chiediamo agli altri Paesi europei di aiutarci”.poi la messa, e le parole durissime, per scuotere, ha detto Francesco, le coscienze: perché ciò che è accaduto non si ripeta, ciò che si dice ad ogni immane tragedia dell’umanità. Il Papa ha ringraziato gli abitanti dell’isola di Lampedusa e Linosa, le associazioni, i volontari, le forze di sicurezza, .

“Tanti di noi, mi includo anch’io, siamo disorientati, non siamo più attenti al mondo in cui viviamo”, e “non siamo più capaci neppure di custodirci gli uni gli altri”. E’ così, secondo Bergoglio, che “si giunge a tragedie come quella a cui abbiamo assistito”. “Quei nostri fratelli e sorelle – ha proseguito – cercavano di uscire da situazioni difficili per trovare un po’ di serenità e di pace; cercavano un posto migliore per sé e per le loro famiglie, ma hanno trovato la morte.”. “Quante volte coloro che cercano questo non trovano comprensione, accoglienza, solidarietà! – Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!”.

“Ma Dio – ha proseguito papa Francesco – chiede a ciascuno di noi: ‘Dov’è il sangue di tuo fratello che grida fino a me?’. Oggi nessuno si sente responsabile di questo; abbiamo perso il senso della responsabilità fraterna; siamo caduti nell’atteggiamento ipocrita del sacerdote e del servitore dell’altare, di cui parla Gesù nella parabola del Buon Samaritano: guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della strada, forse pensiamo ‘poverino’, e continuiamo per la nostra strada, non è compito nostro; e con questo ci sentiamo a posto”. “La cultura del benessere – ha spiegato Bergoglio -, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza”.

Fonte Ansa

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