Partiti: proposte anti – corruzione

Anche il Consiglio d’Europa chiede all’Italia maggiore trasparenza nell’erogazione dei finanziamenti pubblici ai partiti politici. Lo fa attraverso un rapporto, diffuso oggi, del comitato di Stati contro la corruzione. I controlli sull’erogazione e l’impiego dei finanziamenti pubblici ai partiti, dice il consiglio d’Europa, in Italia sono troppo frammentari e squisitamente formali. E inoltre, in Italia mancano norme efficaci anti-corruzione.

Dopo gli scandali che hanno investito prima la Margherita, poi la Lega, una riforma del finanziamento ai partiti appare inevitabile. I tre segretari che sostengono la maggioranza sono sul punto di licenziare un testo, in accordo con il premier, che dovrebbe cambiare le regole. Ma non si parla di ridurre il finanziamento pubblico ai partiti, né di modificarne le modalità. Per ora, PD, PDL e UDC, ipotizzano regole per controllare in modo più rigido quei finanziamenti e il loro impiego, e questa sorveglianza potrebbe essere affidata alla Corte dei Conti. Ma ancora non si parla di modificare le regole di finanziamenti a partiti.

Eppure, una proposta realmente innovativa c’è: l’ha formulata Pellegrino Capaldo, economista della Sapienza di Roma, e verrà depositata come proposta di legge di iniziativa popolare. Si tratterebbe di affidare il finanziamento ai partiti esclusivamente ai cittadini, che potrebbero versare contributi fino a 2000 euro ricevendo un credito d’imposta del 95%. In pratica, a 2000 euro di contributo corrisponderebbe un esborso effettivo di 100 euro per il contribuente. Proposta pensata bene, ma che difficilmente incontrerà il consenso dei partiti che notoriamente temono l’aleatorietà di un contributo completamente affidato alla buona volontà dei cittadini.

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