Per gestire i pazienti Covid servono più risorse, Medici di Famiglia a Congresso (SIMG)

tampone covid drive troughL’epidemia da Covid 19 ha messo in evidenza i punti deboli del sistema sanitario nazionale, che sotto l’urto della pandemia è stato spesso a rischio di esplodere sia in ambito ospedaliero che in quello della medicina del territorio. Di qui l’appello di Alberto Magni, responsabile delle politiche giovanili della – Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primari.

“Si parla molto dei Medici di famiglia in questa seconda ondata dell’epidemia covid 19, senza ricordare” , dice Alberto Magni, responsabile , delle politiche giovanili della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie, che i Medici di  Medicina  Generale  hanno da sempre 4 aree  principali in cui gestire la salute dei cittadini: prevenzione, gestione dei disturbi acuti, cronicità e fragilità.

La prima riguarda l’attenzione nei confronti delle persone sane, dagli stili di vita alla gestione delle vaccinazioni; i disturbi acuti riguardano i problemi con insorgenza acuta; cui si aggiunge l’assistenza alla popolazione affetta da patologie croniche che coinvolge circa il 40% dei 1500 pazienti di ciascun medico, pari a  circa 600 pazienti, con il 25% che ha almeno due patologie (ipertensione, diabete mellito, osteoartrosi, BPCO, cardiopatia ischemica, ictus ischemico, scompenso cardiaco, disturbi tiroidei, asma bronchiale), mentre il 14% è composto da pazienti con più patologie. Infine vi è la grande area dei pazienti la cui fragilità è correlata al loro grado di disabilità.

“Colti come tutti di sorpresa dalla prima ondata, noi Medici di famiglia, dice il dott. Magni,  come la gran parte del Servizio sanitario pubblico nazionale, siamo stati  assorbiti dall’esplodere di un epidemia sconosciuta e per molti versi piena di incognite. Oggi, dopo 9 mesi di emergenza,  l’impegno primario per noi – prima di tutto – è dividerci fra attività ordinaria e gestione dei pazienti Covid.

Per  Alberto Magni, l’attenzione dei media sui MMG, come filtro dei sospetti Covid, è giustificata, perché a loro è affidato il compito di gestire prima la prevenzione, con  tamponi e contact tracing, poi  le cure a domicilio  per evitare l’assalto agli ospedali.

“Ma per gestire questo enorme nuovo carico di lavoro, senza abbandonare i nostri pazienti, che guardano a noi come tutori della loro salute, e spesso del loro stato d’animo di fronte alla malattia,  servono, scrive,  nuove risorse, che vanno dal personale amministrativo a quello infermieristico, che dovrà affiancarci. “

Non è un grido di impotenza, quello del dottor Magni, ma una richiesta di aiuto molto ragionata , che mette in luce da un lato la disponibilità dei medici di famiglia  di fa farsi carico del grande  tema covid, dall’altro denuncia la sostanziale mancanza di mezzi per farlo come si deve.

Se non si riescono a gestire i pazienti affetti da cronicità, conclude Magni nella sua dettagliata analisi pubblicata sul sito della Società,  si rischia di vedere aggravarsi in un secondo tempo le conseguenze di una mancata presa in carico dei pazienti cronici, dovute alla mancanza di visite mediche, esami e follow up.

L’intervento del dottor Magni, pubblicato sul sito della SIMG , si colloca  all’interno della Settimana della Medicina Generale, in modalità online, in occasione del 37° Congresso Nazionale in modalità online, della Società Italiana Medicina Generale e delle Cure Primarie in corso da sabato 21 novembre fino a domani domenica 29 novembre 2020.

D.B.

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