Pesca di frodo: quattro regioni contro il bracconaggio

Più uomini delle forze dell’ordine e volontari per i controlli sul campo, con più mezzi a disposizione, e regole comuni per la pesca per una lotta senza tregua al fenomeno del bracconaggio ittico nel bacino del Po.

Sono i punti qualificanti del protocollo d’intesa sottoscritto, presso la centrale idroelettrica di Isola Serafini, alla confluenza tra il più grande fiume italiano e l’Adda, nel comune di Monticelli d’Ongina (Pc), dalle quattro Regioni rivierasche – Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia e Piemonte – con l’obiettivo di coordinare forze ed interventi di contrasto alla pesca illegale che sta depauperando il patrimonio ittico dell’intero bacino fluviale padano, oltre a rappresentare un serio rischio per la salute dei consumatori a causa dell’immissione sul mercato di ingenti stock di pescato in assenza di controlli sanitari e di requisiti di tracciabilità. Per la Regione Emilia-Romagna ha firmato l’assessore all’Agricoltura e pesca, Simona Caselli.

L’accordo, di durata triennale e al quale hanno aderito anche l’Autorità di bacino del Po e le prefetture dei rispettivi capoluoghi regionali con il compito di coordinare gli interventi di contrasto immediato alla pesca di frodo, impegna i firmatari a collaborare e a mettere in campo azioni sinergiche e coordinate per mettere un freno alle razzie, spesso ad opera di bande organizzate di malviventi originari dai Paesi dell’Europa dell’est che, oltre a mettere in serio pericolo la sopravvivenza di specie autoctone tutelate dall’Unione europea e a rischio di estinzione come lo storione cobice, rischia di compromettere le prospettive di sviluppo turistico e di fruizione collettiva del grande fiume.

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