Petrolchimico, chiusura cracking Marghera preoccupa i lavoratori: gli scenari

E’ alta la preoccupazione tra i sindacati e i lavoratori di Versalis e di Lyondell Basell che operano all’interno del polo chimico di Ferrara.

Non è la prima volta che Eni annuncia la chiusura dell’impianto di cracking di Marghera, ma questa volta, fra un anno secondo i sindacati, la dismissione potrebbe avvenire davvero. E questo preoccupa, non poco, l’oltre migliaio di lavoratori di Lyondell Basell e Versalis che operano all’interno del polo chimico di Ferrara.

E’ quanto emerso dall’assemblea congiunta dei lavoratori e dei sindacati, lunedì pomeriggio.

Ma perché l’impianto di Eni è così importante? Nel veneziano Eni, attraverso il processo con cui si ottengono materie prime chimiche, il cracking, rifornisce attraverso un oleodotto gli impianti ferraresi di Lyondell Basell e Versalis, ma anche i siti di Mantova e in parte Ravenna.

“A un anno e mezzo dalla dichiarazione con sui si definiva il cracking fondamentale” dicono i sindacati, l’11 marzo 2021 l’amministratore delegato di Eni, Claudio De Scalzi, ha comunicato al Comune di Venezia, entro aprile 2022, l’intenzione di chiudere l’impianto di Marghera.

Martedì previsto l’incontro in Regione Emilia-Romagna sul tema, presenti anche l’assessore attività produttive, Vincenzo Colla e il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri. Non è da escludere che il primo cittadino estense sia già in contatto con il ministro dello sviluppo economico nel governo Draghi, Giancarlo Giorgetti, dello stesso partito di Fabbri. Contatti con il ministro, secondo fonti interne al polo chimico, sarebbero in corso anche da parte del consorzio IFM Ferrara, il quale accoglie le principali aziende insediate nel petrolchimico.

Insomma ci si sta muovendo su più fronti, ovviamente anche i sindacati dei lavoratori sono in campo per capire come muoversi.

“La chiusura di Marghera avrebbe ripercussioni importanti sul petrolchimico e potrebbe avere eventuali ricadute pesanti anche sulla filiera e sull’intera economia ferrarese, oltre che sulle opportunità lavorative sul territorio estense”, dicono all’unisono i sindacati e le rsu dei lavoratori secondo i quali si metterebbe in discussione anche il centro ricerche Natta.

“Brutto segnale il silenzio delle direzioni di Lyondell Basell e Versalis” aggiungono Cgil, Cisl e Uil che chiedono maggiore chiarezza e certezze sul progetto di decarbonizzazione entro il 2050. Prima si costruisca il nuovo, poi si dismettono gradualmente gli impianti come quello di Marghera perché oggi sono strutture fondamentali, questo il concetto espresso dai sindacati.

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