Piero Angela: un modello di TV

Appartengo alla generazione che ha amato la divulgazione scientifica fatta da Piero Angela in Quark. A lui mi sono ispirata quando nel 2000 in una nuova trasmissione molto breve, “Copernico”, abbiamo provato, con il consenso dell’allora Rettore, prof. Francesco Conconi, a portare su Telestense e nelle case dei ferraresi pillole di ricerca scientifica targata Unife. Andò bene, anzi fu un successo.

Avevo conosciuto Piero Angela non solo come giornalista RAI ai tempi in cui era inviato del Tg a Parigi, ma come autore di un libriccino che per me fu illuminante. Aspettavo il mio primo e unico figlio, non avevo nessuna nozione su come relazionarmi con un neonato, quando in libreria mi capito sotto gli occhi un libriccino dal titolo promettente “Da zero a tre anni” edito da Garzanti a firma di Piero Angela. E’ stata davvero la mia bibbia nei mesi dell’attesa e devo dire che i suoi insegnamenti hanno giovato a me e a mio figlio. Di quest’uomo preciso, perfetto e perfezionista, come diceva di se stesso, ho ammirato la curiosità che si traduce in altruismo, cioè in desiderio di condividere la conoscenza con altri.Piero Angela - Nonciclopedia

Due atteggiamenti oggi sempre più rari in TV, e, forse più in generale, nella società dell’informazione, dove la notizia viene sempre ridotta all’osso, senza badare al contesto, ai destinatari, spesso ridotta a gossip.

Il sentito dire è ciò che tutti noi dovremo combattere selezionando le informazioni e chi le dà. Verificare la fonte.

Il pubblico attento sa riconoscere se vale. Lui ci ha mostrato che la gente comune, non solo gli intellettuali, apprezzano la conoscenza, ma tutti, donne e uomini di ogni estrazione culturale, provano piacere nella scoperta di qualcosa di nuovo. Come gli studenti. Se tu dai loro poco, si abituano a diete culturali scarse o scorrette.

Farsi capire, senza timore di toccare contenuti da specialisti, trovare la via per arrivare all’attenzione e suscitare la curiosità, richiede studio dei contenuti e abilità nell’uso dei linguaggi. Serve anche tanta umiltà.

Di Angela ho apprezzato l’uso delle tecnologie più evolute per entrare nei segreti della natura, mondo animale e vegetale, nei segreti del cosmo e del corpo umano, dell’economia, della storia e della politica. Credo che il suo entusiasmo e la sua fiducia nel potere di migliorare proprio del sapere meritino di essere indicati a modello di genitori, insegnanti, uomini di scienza, di letteratura e di arte, perché si liberino di una concezione aristocratica e fissa della conoscenza, perché imparino a comunicare.

La scuola deve portare il mondo in classe, ha detto Angela, utilizzare le tecnologie più sofisticate a nostra disposizione. I professori devono imparare ad essere i registi del loro progetto di insegnamento, devono essere più motivati, orgogliosi, sicuri e vicini a tutti i comprimari del processo di formazione dei ragazzi.

Senza temere ironie e fraintendimenti. L’istruzione come la divulgazione sono armi importanti. Servono a noi e al mondo, per renderlo migliore, dopo averlo danneggiato e offeso, contribuendo a fargli perdere davvero la bussola.

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