Pietro Franesi: “sono Pd ma combatto la casta nel partito”

Franesi

Avrà tempo sino al 20 di novembre per raccogliere le firme tra gli iscritti necessarie per la candidatura a sindaco per il Pd a Ferrara. “Ma anche se non riuscirò nell’intento, dice il pieddino Pietro Franesi, continuerò la mia battaglia personale, interna al Pd, contro quella che lui definisce la casta del partito.

Non ha nulla di personale contro Tiziano Tagliani, si congratula per le preferenze che i ferraresi gli hanno riservato nella recente classifica dei sindaci più apprezzati dai propri cittadini ma “sarebbe triste scegliere il sindaco sulla base dei sondaggi e ancora più triste sceglierlo con una riunione dell’assemblea comunale senza essere scelto da una più ampia platea”. Parte da questi presupposti la candidatura a sindaco di Ferrara per il Pd di Pietro Franesi che incontrando i giornalisti spiega di essere stato boicottato dalla casta del Pd ferrarese. Franesi fu dal 1984 al 1987 dirigente del Pci a Ferrara e dirigente della Legacoop. Da più di 25 anni è libero professionista e, in politica è iscritto al Pd. Avrà tempo sino al 20 novembre per raccogliere 300 firme di iscritti al Pd per la propria candidatura a sindaco

Il suo programma non continuerà la politica di Tagliani ma cambierà direzione: contrario alle grandi infrastrutture (Idrovia e Cispadana per lui sono icone del nulla) preferendo le piccole opere per far lavorare imprese ferraresi e soprattutto i giovani, Franesi propone il cambiamento anche in sanità: “Cona è ingestibile -dice- e bisogna tornare alla base, valorizzando medici di famiglia e la prevenzione. La politica non deve governare il potere ma deve togliersi da presidenze di banche ed enti per tornare ad ascoltare i cittadini e per lavorare con loro.” Sulla Carife chiede al Comune di avviare una class action a fianco dei piccoli azionisti contro chi ha governato la banca cittadina ora commissariata. E sull’ambiente sottolinea la sua battaglia in difesa del suolo e non deve essere consumato.

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