Politica: 11 luglio, duelli a distanza

Per la politica nazionale, questa è stata la giornata di una serie duelli verbali a distanza che hanno visto protagonisti i vip della politica e dell’economia.

L’11 luglio 2012 rischia di diventare una data storica nella vicenda politica italiana, perché nonostante l’assenza di anniversari, questa è la giornata in cui si sono verificati due eventi concomitanti in grado di condizionare il futuro del Paese.

Da un lato l’indisponibilità a ricandidarsi a premier, come per brevità oggi si dice, di  Mario Monti attuale presidente in carica di un governo  a termine, cui è stato assegnato il compito di trascinare il più lontano possibile dal baratro il Paese, dall’altra l’intenzione dell’ex presidente del consiglio silvio Berlusconi annunciata dal Corriere di ricandidarsi a premier alle prossime elezioni. Data la credibilità del corriere, non crediamo si tratti di una freddura estiva, ma non si capisce bene se sia una minaccia, una promessa o il frutto della deriva senile di un ex leader che ha fallito tutti i suoi programmi e si è dimostrato incapace di tenere la rotta della nave Italia fuori dai gorghi, non solo di una crisi economica da lui sempre negata, ma a che ha fatto perdere al Paese, oltre che perderla lui personalmente,  stima e credibilità.

Un’affermazione, quest’ultima ribadita oggi dallo stesso Mario Monti, normalmente sobrio nelle sue esternazioni, che con fermezza e garbo davanti all’assemblea dell’associazione dei bachieri italiani, ha dichiarato che un anno fa a Cannes per il G 20 Silvio Berlusconi fu sottoposto a una “pressione prossima all’umiliazione”.

Ma questo 11 luglio rischia di passare alla storia anche per altre esternazioni. Quella di Susanna Camusso, che plaude alla non disponibilità di Monti, ma non reagisce di fronte alla nuova disponibilità di Berlusconi, quella del Presidente di Bankitalia, che ci dice  che “L’economia italiana è ancora in recessione e che nella media il Pil 2012 diminuirebbe di poco meno di due punti percentuali “, un’altra, infine ancora di Mario Monti, che definisce il percorso avviato sotto il suo governo dal Paese, una pacifica guerra contro i pregiudizi esterni ed interni,  oltre che  contro la diffusa e un po’ cinica sottovalutazione di noi stessi che si è affermata su una superficiale esaltazione. Una guerra contro gli effetti iniziali, ha concluso Monti, di scelte passate”. Frasi dure, che la dicono lunga sul fatto che il Paese deve tenere la guardia alzata, non ricadere in errori del passato, cercare nuovi modi per affrontare le crisi della modernità. Se questo significa, come dice Monti, rifiutare la concertazione con le parti sociali  che avrebbe a suo dire  generato i mali contro cui noi combattiamo e a causa dei quali i nostri figli e nipoti non trovano facilmente lavoro, inutile infuriarsi. I fatti ci dicono che con quella strategia noi siamo arrivati qua e non è certo una meta di cui andare fieri.

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