Polizia provinciale Ferrara: “E’ stato un 2017 orribile, ma si guarda avanti”

Il corpo della Polizia provinciale di Ferrara resiste nonostante le difficoltà economiche in cui versa l’ente del Castello Estense da anni, da quando iniziò lo smantellamento delle province poi bloccato dall’esito negativo del referendum.

Il bilancio di un’annata, quella del 2017, che verrà ricordata soprattutto per la tragedia dell’8 aprile scorso, quando ‘Igor’ uccise Valerio Verri e ferì Marco Ravaglia. Fra quattro giorni sarà il primo anniversario.

 

 

“Il 2017 è stato un anno orribile”. Questo è stato detto in conferenza stampa durante la presentazione del bilancio dell’attività della Polizia Provinciale.

Il pensiero e il ricordo degli agenti sono sempre rivolti a Valerio Verri, la guardia volontaria uccisa l’8 aprile 2017 dal criminale pluriomicida ‘Igor il russo’, alias di Norbert Feher, che ferì gravemente anche l’agente di Polizia Provinciale, Marco Ravaglia, che a quasi un anno di distanza lotta ancora con le ferite di quel sabato pomeriggio. Ravaglia, presente in conferenza, porta ancora i segni della violenza di ‘Igor’ ma l’agente guarda avanti.

Il braccio è ancora semi-paralizzato, tutti i giorni fa tre ore di fisioterapia, per ritornare lentamente alla normalità. E anche la Polizia Provinciale di Ferrara guarda avanti, nonostante le risorse economiche incerte in cui versa da anni l’ente della Provincia. Sono quattordici gli agenti, più il comandante Claudio Castagnoli.

Sul totale, in due sono fissi a rispondere alle numerosissime telefonate che arrivano quotidianamente alla Polizia provinciale. Un organico insufficiente rispetto alla mole di lavoro.

“Finalmente – precisa il presidente della Provincia, Tiziano Tagliani – dall’inizio del 2018 la legge Finanziaria apre qualche spiraglio e, compatibilmente con il bilancio – notevolmente indebolito negli anni in cui ha imperato la parola d’ordine “abolizione delle Province” – la speranza è di assumere un’unità in più da ottobre prossimo”.

Il contrasto al fenomeno del bracconaggio nelle acque da parte di predoni stranieri rimane uno dei problemi maggiori, anche se le bande, al momento, sembrano imperversare di più nel rodigino e nel mantovano. Gli agenti sono impegnati anche nel controllo sulle strade, ma soprattutto a preservare l’ambiente controllando caccia e pesca.

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