Accordo pomodoro, infuriate le organizzazioni agricole: “allarme per coltura e Ferrara Food”

Il prezzo dal pomodoro da industria del Nord Italia per la campagna 2017 non soddisfa nessuna delle tre organizzazioni agricole. Confagricoltura, Coldiretti e Cia Ferrara lanciano l’allarme: “produttori in ginocchio. Così sparisce la coltura dal ferrarese”. Preoccupazione anche per Ferrara Food di Argenta.

80, 75 euro a tonnellata, comprensivi di un euro per i servizi. E’ questo il prezzo deciso al tavolo dell’accordo quadro per il pomodoro d’industria che sta facendo infuriare le tre organizzazioni agricole, da Cia a Coldiretti fino a Confagricoltura. Un prezzo in calo rispetto allo scorso anno quando il prezzo base fu di 82,95 euro partendo da un prezzo concordato di 85,20 più un euro per i servizi.

Attorno al tavolo, martedì scorso, erano sedute le industrie di trasformazione private e le organizzazioni di produttori. Nell’accordo c’è anche l’aver individuato per il 2017 un tetto massimo di 1,7 milioni di tonnellate di prodotto, oltre il quale scatterà una penale di 20 euro a tonnellata a carico della singola Op. Una novità importante, quest’ultima, perché nella campagna 2016 lo splafonamento era a carico di tutti i produttori e su tutto il quantitativo del Nord Italia, compresa la cooperazione.

“In poche parole saranno i produttori ad accollarsi tutti i rischi di impresa e di mercato, spiega Stefano Calderoni, Presidente Cia Ferrara che sottolinea come al tavolo nessuno abbia difeso e rappresentato degnamente i produttori, favorendo invece unicamente la parte industriale”.

“Il prezzo è persino impronunciabile -sottolinea Mauro Tonello, Presidente Coldiretti Emilia-Romagna– che punta il dito sia conto le organizzazioni di prodotto (“non hanno nessun potere contrattuale e sono organismi che non guardano più agli interessi dei produttori)” sia contro gli organismi interprofessionali che con le regole attuali stanno strangolando gli agricoltori” conclude il numero uno di Coldiretti Emilia-Romagna.

“I produttori sono in ginocchio e l’Emilia-Romagna rischia di perdere un altra coltura strategica per il territorio, interviene Gianni Tosi, Presidente Confagricoltura Emilia-Romagna che si chiede “quale ruolo abbiano giocato nella trattativa le struttura di trasformazione gestite da rappresentanti delle Op e del mondo agricolo se il prezzo è così penalizzante per i produttori”.

Tutto questo mentre a Ferrara si sta giocando una partita importante con Ferrara Food che ha accumulato più di 11 milioni di debiti nei confronti dei produttori agricoli. L’azienda con sede ad Argenta, per la campagna 2017, non è stata esclusa dal tavolo della trattativa ma non potrà ritirare e lavorare le stesse quantità di prodotto degli anni scorsi senza pagare consistenti penali.

“Chiediamo che industria ed organizzazione produttori non affossino le speranze degli agricoltori ferraresi (che hanno già preparato i terreni e preso le piantine) condannando Ferrara Food con un’assegnazione di quantità di prodotto del tutto insufficienti per proseguire con il piano industriale, spiega Stefano Calderoni. Il rischio è quello che continuando a svalutare il prezzo e non valorizzando la filiera il pomodoro di Ferrara e del nord Italia diventi una commodity invece di essere riconosciuto come prodotto italiano di qualità” conclude Calderoni

 

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