Pasqua, la lettera del prefetto Michele Campanaro ai ferraresi

Il testo integrale della lettera del prefetto di Ferrara, Michele Campanaro, in occasione delle festività pasquali:

Care concittadine, cari concittadini,

ci apprestiamo a celebrare la Pasqua, ancora nel pieno di questa terribile epidemia. E’ passato un anno ed oggi ci ritroviamo nella Settimana Santa stanchi e provati, spesso accompagnati da sentimenti di crescente sfiducia nel futuro.

Nulla, apparentemente, sembra annunciare la gioia che accompagna solitamente i primi giorni di primavera: non possiamo abbracciarci nelle nostre comunità, né riunirci con le famiglie e gli amici di sempre, non possiamo partecipare alle processioni e ai momenti solenni che caratterizzano normalmente questi giorni.

Questo tremendo virus ha sconvolto ogni cosa e cambiato ogni nostra abitudine.

Il nostro Paese e il mondo intero si stanno ancora confrontando con una prova epocale ed inaspettata che ha segnato un drammatico spartiacque, un trauma che continua a provocare gravissime perdite, umane ed economiche, a sconvolgere le dimensioni vitali della nostra quotidianità. Desidero esprimere, ancora una volta, il mio cordoglio a chi ha perso persone care, la mia vicinanza a chi sta combattendo per preservare la propria dignità lavorativa.

Questa guerra è stata affrontata dagli italiani con grande determinazione e coraggio, sperimentando, come ha più volte ricordato il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la forza contagiosa della solidarietà, imparando a rispettare le regole, per preservare la nostra salute insieme a quella del vicino.

Dobbiamo avere un inestinguibile debito di riconoscenza per gli sforzi fatti dal nostro sistema sanitario, argine e baluardo contro l’insidia di questo virus, ricordandoci di apprezzarne costantemente il valore. Dobbiamo fare di più per proteggere i medici, gli infermieri e tutto il personale sanitario e il loro instancabile lavoro.

Credo che medici e infermieri più di tutti abbiano avuto la capacità di coniugare valore e coraggio con altruismo, generosità ed empatia. Per questo, il personale sanitario italiano è stato candidato, per la prima volta nella storia, al prossimo premio Nobel per la pace, con la motivazione che «è stato il primo nel mondo occidentale a dover affrontare una gravissima emergenza sanitaria, nella quale ha fatto ricorso ai possibili rimedi di medicina di guerra, combattendo in trincea per salvare vite e spesso perdendo la propria».

In questa estenuante lotta quotidiana, abbiamo misurato anche il prezioso impegno profuso dalle forze di polizia e dalle polizie locali, in sintonia con le altre istituzioni e gli enti locali, per garantire l’ordine e la sicurezza pubblica con elevatissime professionalità, equlibrio e capacità di comprendere il territorio.

Un apprezzamento particolare va ai docenti e agli studenti che hanno dovuto reinventarsi il modo di fare Scuola e hanno continuato, con inesauribili energie, a rispettare gli impegni assunti adoperandosi per sviluppare a distanza un sistema scolastico quanto più vicino alle singole intelligenze e capacità. Un pensiero speciale va alle donne, alle mamme che, più di altri, si sono ritrovate a sostenere le famiglie chiuse in casa, pagando una assurda diseguaglianza.

Ecco, nonostante le enormi difficoltà sociali ed economiche – nei miei pensieri continui ci sono sempre tutte le categorie del mondo dell’impresa messe a durissima prova – affrontate in questo interminabile periodo di isolamenti e chiusure, associare la parola “auguri” a un sentimento di rinnovato slancio e speranza è una sfida che vale la pena di raccogliere.

Finalmente, siamo giunti all’ultimo miglio, siamo impegnati in un’ultima difficile battaglia: quella dei vaccini. Per vincere questa battaglia non bastano solo le capacità logistiche e organizzative delle Forze Armate, della Protezione civile e dei nostri sanitari, serve attingere ancora una volta alla nostra capacità di sacrificio, alla sensibilità personale di ciascuno di noi e, quindi, sociale. Il senso del sacrificio può diventare, allora, elemento d’unione e di condivisione profonda all’interno di ogni singola famiglia, per tornare a riscoprire presto la bellezza dello stare insieme.

Stiamo dimostrando una grande maturità, ci stiamo tutti adoperando per gettare alle spalle questo incubo e tornare alla nostra vita di sempre, alla normalità.

Al netto delle crisi sanitaria ed economica, il Covid-19 ha un significato simbolico senza precedenti, dal periodo post-bellico, in quanto irripetibile occasione di trasformazione.

Quante volte abbiamo sentito dire che “il mondo non sarà più lo stesso”, che “il 2020 è stato l’anno in cui tutto è cambiato”? Poi però, come se quell’intuizione si fosse sbiadita, rischia di affievolirsi anche la fiamma della speranza di cambiamento.

Per dirla con Alessandro Baricco, nel suo ultimo interessante saggio, nulla invece è perduto, la pandemia «spezza la catena dell’inevitabile e, inserendo esperienze inaudite, restituisce agli umani la capacità di pensare l’impensabile».

Ecco allora che il Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi, il 17 febbraio scorso, chiedendo in Senato la fiducia per il Governo, ha voluto sottolineare proprio questo, cioè che «nei momenti più difficili della nostra storia, l’espressione più alta e nobile della politica si è tradotta in scelte coraggiose, in visioni che fino a un attimo prima sembravano impossibili».

Ci vengano in soccorso, infine, le parole di Papa Francesco, con il suo invito ad aprirci, in questa Pasqua, al contagio della speranza con la Resurrezione, e a far prevalere la vittoria dell’amore sulla radice del male, senza scorciatoie, passando attraverso la morte del Cristo sulla croce.

Buona Pasqua di resurrezione a tutti!

Michele Campanaro

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