Prefettura Ferrara, consegnati diplomi e medaglie d’oro a familiari vittime foibe – VIDEO

Consegnati, oggi pomeriggio, in Prefettura a Ferrara, nelle mani dei familiari, i diplomi e le medaglie d’onore che il Presidente della Repubblica ha conferito a Giosuè Nave e Giuseppe Pala, finanzieri in servizio in Slovenia e Croazia, scomparsi nel 1944 e 1946

Comunicato a cura della Prefettura di Ferrara

Nell’ambito delle celebrazioni del “Giorno del Ricordo”, in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale, il Prefetto Michele Campanaro, con l’Assessore del Comune di Ferrara Alessandro Balboni, il Presidente provinciale dell’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia Flavio Rabar ed il Presidente provinciale dell’Istituto di Storia Contemporanea Anna Quarzi, ha consegnato oggi pomeriggio, a Palazzo don Giulio d’Este, nelle mani dei familiari i diplomi e le medaglie d’onore che il Presidente della Repubblica ha conferito a Giosuè Nave e Giuseppe Pala, finanzieri in servizio in Slovenia e Croazia, scomparsi nel 1944 e 1946.

Giosuè Nave nato a Maserada sul Piave (Treviso) il 25 dicembre 1909, fu prelevato insieme a 18 colleghi dalla caserma di Matteria (ora Slovenia) il 13 gennaio 1944 e fu dato per disperso nello stesso mese. Uno dei catturati riuscì a fuggire e portò ai parenti la propria testimonianza. I corpi dei finanzieri fatti prigionieri non furono mai trovati. I familiari di Giosuè Nave oggi risiedono a Monestirolo di Ferrara.

Giuseppe Pala, nato a Serdiana (Cagliari) il 3 febbraio 1902, fu prelevato dalla caserma “Campo Marzio” di Trieste e fatto prigioniero. Prestava servizio come vice brigadiere della Guardia di Finanza nella caserma di Mattuglie (ora Croazia) e fu dichiarato disperso nel 1946. Secondo alcune testimonianze morì nell’Abisso di Roditti, nel Carso mentre secondo altre perse la vita nel Campo di concentramento di Borovnica presso Lubiana. I familiari di Giuseppe Pala oggi risiedono a Francolino di Ferrara.

La cerimonia è stata l’occasione per un momento di riflessione e approfondimento sui tragici eventi, dall’autunno del 1943 alla primavera del 1945, provocati dal regime titino, che scatenò su molti italiani inermi ed incolpevoli, residenti nei territori ad est di Trieste, una durissima e atroce rappresaglia, con i contorni di una vera e propria epurazione su base etnica e nazionalistica.

“Sulle Foibe e sull’esodo – ha sottolineato il Prefetto Campanaro – solo negli ultimi decenni vi è stata una presa di coscienza da parte dell’intera comunità nazionale. L’odio e la pulizia etnica sono stati l’abominevole corollario dell’Europa tragica del Novecento, squassata da una lotta senza quartiere fra nazionalismi esasperati. L’Italia non può e non vuole dimenticare, perché le tragedie del passato non si ripetano in futuro”.

Il Prefetto Michele Campanaro ha voluto, in particolare, ricordare la figura dello scrittore istriano Fulvio Tomizza, figlio di un italiano e di una slava, ricordandone le parole con cui ha raccontato il dramma vissuto in quel tragico periodo: «Mi sono sempre sentito tra due fuochi. Mi accorgevo con dolore che i miei amici croati e sloveni mi guardavano con sospetto e nello stesso tempo non riuscivo a stare tutto dalla parte di mio padre. Non sono mai riuscito ad odiarli, gli slavi. Nonostante tutto quello che avevano fatto a mio padre e alla nostra gente. Forse perché sapevo che se era successo tutto quel disastro era anche colpa nostra. (…) E io lì, a cercare di ricucire le due parti di me stesso».

La cerimonia di consegna delle medaglie del Presidente della Repubblica ha chiuso una giornata commemorativa iniziata con la deposizione in città di una corona di alloro al Cippo in omaggio “ai Martiri delle Foibe”.

Altre manifestazioni sono state organizzate in ambito locale dai Comuni della provincia.

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