Premio Giovanni Grillo (VI edizione): la cerimonia della consegna dei premi

Lo scorso 27 gennaio, Giorno della Memoria, si è tenuta la cerimonia della premiazione della sesta edizione del Premio Nazionale Giovanni Grillo, dedicato a tutti gli Internati Militari, internati nei lager nazisti durante la seconda guerra mondiale.

E’ intervenuta la Ministra Azzolina, il Consigliere Daniele Ravenna di Ferrara, delegato dal Ministro Franceschini a portare il saluto del Ministero dei Beni Culturali.

E’ intervenuto anche il Prefetto di Bari per congratularsi con due scuole del capoluogo pugliese che hanno presentato i migliori elaborati di questa edizione dal titolo “Memoria e Solidarieta”.

Queste le premiazioni:

PREMIO GIOVANNI GRILLO per gli Istituti secondari di PRIMO GRADO al video clip

“DUE STORIE -IERI: Il coraggio contro la prepotenza – OGGI: Se ognuno fa qualcosa, si può fare molto” realizzato dalle classi 3° A e 3° B della Scuola Media “Giovanni PASCOLI di POLCENIGO – Istituto Comprensivo “Andrea ZANZOTTO“ di CANEVA Provincia di PORDENONE

MOTIVAZIONE: “PER AVERE EVIDENZIATO, ATTRAVERSO IL CONFRONTO STORICO, COME LE SOFFERENZE POSSONO ESSERE RILETTE A MONITO PER SCONGIURARNE DI NUOVE. LA PARTICOLARE SPONTANEITA’ DEL LAVORO PROPOSTO, LA STRAORDINARIA ESPRESSIVITA’ INCISIVITA’ E COMPLETEZZA DEL TEMA PROPOSTO, RENDONO IL LAVORO CAPACE DI TRASMETTERE L’IMPORTANZA DELLA MEMORIA E DELLA TESTIMONIANZA DEI VALORI IRRINUNCIABILI.

PREMIO GIOVANNI GRILLO per gli Istituti secondari di SECONDO GRADO al racconto fotografico

“LA SOLIDARIETA NON HA TEMPO” realizzato da Eugenio CASSANO e Marco MAGRONE della classe terza Amministrazione – Finanza e Marketing dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Raffaele GORJUX – Nicola TRIDENTE-Cesare VIVANTE” di Bari.

MOTIVAZIONE: “Per aver saputo rappresentare le vicissitudini occorse all’umanità nel passato in chiave attuale. Il sacrificio e la speranza del passato sono così d’insegnamento nell’odierna emergenza pandemica. La solidarietà che contraddistingue la Storia di ieri come quella di oggi, emerge attraverso la dedizione e l’aiuto reciproco, elargito gratuitamente e mai richiesto, favorito da un’atmosfera di inclusione sociale in cui ciascuno possa valorizzare i propri talenti e di cui questo lavoro è frutto”.

MENZIONE SPECIALE AL VIDEO CLIP “MEMORIA E SOLIDARIETA”
realizzato da Angelica CALDAROLA e Giusy OTTOMBRINI della classe 2^ I del Liceo Scientifico e Linguistico dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Orazio TEDONE“ di RUVO DI PUGLIA (provincia di BARI)

MOTIVAZIONE: “Per aver dato esemplare risalto, attraverso il messaggio trasmesso, alla drammaticità che i conflitti sulla Terra  causano alle popolazioni che li subiscono. Condotti con le armi o attraverso crisi umanitarie e pandemiche, tutti denotano la fragilità dell’uomo, senza mai limitarne la speranza in un mondo migliore. L’anelito per un futuro privo di contrapposizioni deleterie, di qualunque tipo si possano immaginare, è riproposto attraverso i gesti dei singoli, magari sconosciuti, ma che sperano che la solidarietà non venga mai sconfitta”.

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L’intervento del dott. Giovanni Paparini, direttore di “Rai per il sociale”

Volevo, naturalmente, fare un ringraziamento a nome della Rai e a nome mio personale, perché tutti consideriamo questo invito di grande valore sia dal punto di vista oggettivo, sia dal punto di vista simbolico. Un grazie permettetemi di dedicarlo alla presidente Michelina Grillo che sentiamo ormai di casa perché con lei abbiamo avuto un percorso che è ricco di contenuti molto positivi, come quello della giornata di oggi. Abbiamo anche sentito la ministra Azzolina, che ci ha preceduti negli interventi, con la quale e con il suo staff la Rai ha stretto un rapporto quasi permanente, purtroppo, dal periodo della pandemia in avanti. La RAI è stata un grande supporto per il Ministero dell’Istruzione anche con la didattica a distanza, quindi io ringrazio il Ministero, lo staff della ministra e tutti i collaboratori perché sono stati mesi complicati e ci siamo veramente rimboccati le maniche per fare del nostro meglio.
Ringrazio il dottor Ponticiello e il professor Ravenna. Un saluto caloroso al prefetto di Bari Bellomo e al colonnello Bernabei che mi seguiranno. Questo premio è dedicato agli internati militari italiani e, non vorrei parlare di questioni personali, ma c’è in me il ricordo di mio papà che è stato mandato in campo di concentramento prima in Polonia e poi in Germania tra il settembre del ’43 e il dicembre del ’44. Quindi ho vissuto questa esperienza personalmente, come dire, un dolore, un trauma che lui ha portato con sé, ovviamente, per tutta la vita e con cui noi abbiamo dovuto fare i conti. Quindi mi permetto di citarlo non per voler citare un caso personale ma perché è un’esperienza purtroppo personale e quindi vite, dolori ed esperienze che restano indelebili. Appunto, io ho avuto non so se la fortuna o la sfortuna di viverlo personalmente, questo lo dirà poi il tempo. Ma torniamo a noi, oggi viviamo un tempo sconosciuto per via della pandemia, un tempo sospeso, un tempo complicato, un tempo pieno di incognite ed è per questa ragione che, secondo me, progetti come quello che abbiamo davanti a noi, questo di memoria e solidarietà detto anche ieri come oggi, rappresentano la forma concreta per rispondere all’inquietudine di questo momento. Comunicare la memoria ponendola a bene comune è un compito ineludibile del Servizio Pubblico radiotelevisivo perché è nell’offrire contenuti e memoria che si creano le condizioni per chi ci ascolta di ricevere e poi chi riceve questi contenuti, questa memoria, ha la possibilità di restituire quanto ha ricevuto. E questo crea un ciclo virtuoso, crea un’energia positiva che secondo me fa crescere le nuove generazioni. La Rai, mi permetto di dire, ha un cuore sociale che batte molto forte, lo abbiamo dimostrato in questi mesi molto difficili. Sta producendo contenuti, campagne di formazione che entrano nelle nostre case, che hanno accompagnato e accompagnano lo scandire di quello che ho chiamato prima “questo tempo difficile”. Per le nuove generazioni, secondo me, abbiamo messo in campo un’azione ancora più forte perché abbiamo tentato di cambiare, spesso riuscendoci, i linguaggi e le modalità di fruizione. Adesso abbiamo la piattaforma Raiplay ma molti contenuti li abbiamo disseminati in tutto il palinsesto dell’azienda. Ma abbiamo, nonostante queste innovazioni, mantenuto e arricchito il patrimonio morale e valoriale. Per noi questo è molto importante perché, come dicevamo all’inizio, è dalle radici, è dalla memoria, è dall’identità, è da quei valori che vengono trasmessi, vengono colti e vengono rimessi in un circolo virtuoso, che la società cresce, si rinforza e migliora. Noi siamo convinti di aver fatto un grande impegno 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, la RAI è accesa e, secondo me, è nel cuore di questo Paese. Può essere criticato, tante volte noi subiamo degli attacchi a volte giusti a volte ingiusti, ma ogni volta diamo il massimo e vi posso garantire che quest’anno la Rai ha dato l’esempio con tutti i suoi dipendenti, con tutti i suoi mezzi di straordinaria dedizione del valore del Servizio Pubblico. Questo mi sento di sottoscriverlo come rappresentante di questa azienda. E quindi lo volevo dire e sottolineare perché è anche con il nostro contributo che siamo riusciti ad affrontare un periodo difficile e soprattutto saremo, credo, importanti nella seconda fase dove il Paese dovrà ricominciare a ripartire e organizzarsi. Quindi io faccio i complimenti a tutti gli organizzatori, agli studenti e alle scuole che hanno vinto questi premi che considero prestigiosi e sappiate comunque che alla Rai trovate, come dire, una casa aperta. Noi abbiamo uno spazio ormai social che è sempre più seguito. Gli spazi di Rai per il sociale sono su Facebook, su Twitter e su Instagram dove ciascuno di voi, ciascuno studente può segnalare dubbi, perplessità, sogni, lamentele… noi rispondiamo a tutti quindi ci fa piacere se possiamo attivare questa interlocuzione. Chiudo ricordando che noi, tutte le settimane, mettiamo on-line sul sito www.rai.it/Rai per il sociale un progress sociale che racconta quello che la Rai ha fatto nella settimana precedente sui temi chiaramente legati al sociale, diritti umane, protezione dell’infanzia, protezione degli anziani, lotta alle disuguaglianze, educazione, salute e ambiente, e dà un’anticipazione di quello che il gruppo Rai farà nella settimana seguente. Questa è la conferma che il nostro cuore batte sempre più forte sui temi sociali e che vuole essere sempre sempre, non è retorica, vicino ai bisogni del Paese. Grazie e ancora complimenti a tutti.

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L’intervento della dott.ssa Michelina Grillo

Buongiorno a tutti,
porgo un sincero ringraziamento al Direttore Generale dott. Ponticiello per la sensibilità dimostrata nell’ospitare questo evento, formativo –culturale, in un Giorno di grande significato. Ringrazio le istituzioni che hanno patrocinato questo Premio, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, l’Aeronautica Militare e Rai per il Sociale, i relatori che mi hanno preceduta, le scuole partecipanti e a quelle premiate.
Non è stato facile ideare e organizzare la Sesta edizione del concorso in piena emergenza sanitaria, momento delicato soprattutto per le scuole, eppure, con la struttura del dirigente, dott. Sciascia, che ringrazio sentitamente per la preziosa collaborazione, abbiamo voluto provarci comunque e, nonostante le difficoltà della didattica a distanza, l’impegno e la dedizione degli studenti e dei docenti coordinatori, si sono rivelati ben al di sopra delle attese, finalizzando progetti che pongono in luce, in maniera esemplare, i valori fondanti evidenziati nel bando di partecipazione e danno conto della più ampia condivisione degli stessi.
Sicuramente, perché la scuola non si è fermata e non si ferma, ma soprattutto perché c’è il forte e sentito desiderio di UMANITA’.
Ed è proprio l’umanità il filo conduttore di tutte le edizioni del concorso e, in particolar modo della sesta. E l’umanità ha come valore principe la solidarietà.
Memoria e solidarietà si presentano come un connubio perfetto nelle migliori pagine che costituiscono il grande libro dell’umanità, nel passato, nel presente ed anche nel futuro.
Passo in rassegna velocemente questi tre capitoli.

Il passato.
Oggi è il Giorno della memoria. Memoria di una parentesi atroce nella storia dell’umanità. Orrore assoluto, sia per la Shoah, sia per i deportati comuni, oltre civili e militari. Li ricordiamo insieme, perché la matrice è la stessa: l’odio, il disprezzo, l’abuso di potere, il disprezzo per il “diverso”.
Memoria delle vittime, dei carnefici e anche dei Giusti, che si opposero, che salvarono. Perché, proprio dove c’è l’abisso del male, un male che sembra assoluto, c’è anche la realtà del bene. Così, rendere omaggio alle vittime, condannare senza appello i carnefici e onorare i giusti, è un esercizio politico, civico, morale, culturale e spirituale, fondamentale per tutti.
Sebbene siano passati tanti anni dalla morte di mio padre, ho ancora ricordi molto nitidi della mia infanzia accanto a lui. Lo rivedo all’uscita di scuola, ad attendere me e i miei fratelli, curioso di sapere cosa avessero spiegato le maestre e poi a casa, il pranzo, il suo sguardo fisso, intenso, grave, quando facevo storie per il brodo di carne che aveva preparato mia madre. I suoi occhi chiari si velavano di una patina rossa, poi la testa bassa, la voce fioca e quel che afferravo: “ l’avessi avuto io nei campi di concentramento”. E la supplica, quasi un imperativo categorico a mia madre, mentre sparecchiava, di conservare per lui i minimi avanzi per il pranzo successivo.
Più tardi negli anni ho capito il perché e il PREMIO, a lui intitolato, in ricordo di tutti gli internati militari, strumento simbolico per evitare l’anestetizzazione delle coscienze, è un mio piccolo gesto di gratitudine per le tante persone che non compaiono nei libri di storia, ma che hanno sacrificato la loro vita per valori che precedevano la loro stessa vita.
Una lezione preziosissima ancora oggi.

Il presente.
Oggi non ci sono più i lager, ma altre “oppressioni”, nuove diseguaglianze sociali.
Le Nazioni Unite hanno evidenziato come, per la prima volta, da quando viene rilevato, l’Indice di Sviluppo Umano stia subendo un decremento e lo sta subendo a causa della pandemia. SI potrebbe pensare che ciò derivi dal calo della produzione e quindi a motivazioni economiche. No, deriva perlopiù dagli indicatori relativi all’alfabetizzazione. A causa della pandemia il 60% dei bambini al mondo non sta frequentando le scuole, percentuale che sale all’86% nei Paesi in via di sviluppo in cui vi è l’assenza di strumenti per la didattica a distanza: è evidente che la pandemia ha influito in maniera grave sulle disuguaglianze a livello mondiale.
Eppure è proprio in questa grande emergenza sanitaria che si moltiplicano gli esempi di solidarietà, gesti, storie e volti che non sono passati inosservati alla sensibilità degli studenti e che, grazie all’accompagnamento dei docenti, sono stati riportati anche nei lavori presentati alla Sesta edizione del Premio.
Ringrazio il dott. Parapini, direttore di Rai per il Sociale, servizio pubblico televisivo che nella sua dimensione quotidiana ripropone e favorisce il processo di memoria, che rende grande la nostra civiltà e che, lungi dall’essere ereditario, è frutto di una certosina costruzione con il sostegno e l’interpretazione degli operatori della comunicazione.

Infine, il futuro.
Il domani è spesso visto come un qualcosa di intangibile, di sfuggente, di nebuloso. Eppure il futuro è costruito nell’oggi, grazie alla scelta concreta della memoria e degli esempi che vogliamo interiorizzare e tramandare.
Ecco il significato del Giorno della Memoria, ecco il significato del Premio nazionale Giovanni Grillo: costruire un futuro libero da pregiudizi, scevro da discriminazioni, privo di persecuzioni. Un domani costruito sulla memoria del valore dell’umanità, della solidarietà, della libertà, della pace. Un domani in cui la dignità di ciascuno sia non solo rispettata, ma elevata a principio fondamentale. Un domani in cui “inclusione sociale” non significhi soltanto integrare tutti gli individui, ma far sì che ciascuno abbia la possibilità di scegliere cosa diventare e vivere una vita significativa, sviluppando le proprie potenzialità. Perché questo è il vero fine dello sviluppo globale.
Voi, studenti e studentesse, sarete gli autori del prossimo capitolo di questa storia dello sviluppo umano. Vi auguro di saper salire sulle spalle di chi vi ha preceduto sulla costruzione di un mondo migliore, affinché il vostro cammino sia proficuo. Il futuro dipende da voi e, come ha poc’anzi detto la Ministra Azzolina, il futuro è in buone mani!
Grazie e congratulazioni a tutti.

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L’intervento del consigliere Ravenna

Signor Ministro, autorità, presidente Grillo, docenti e studenti,
ho il compito, il graditissimo compito, di portare a tutti voi il saluto e l’apprezzamento del ministro per i beni e le attività culturali del turismo, onorevole Dario Franceschini, che nelle presenti circostanze non può intervenire personalmente.
La fondazione Giovanni Grillo ha il grande merito di richiamare tutti gli studenti italiani a conoscere e studiare una vicenda storica sulla quale per troppi anni l’Italia è stata colpevolmente disattenta e che solo da pochi anni sta piano piano entrando a far parte della coscienza e della memoria collettiva. Le sofferenze e gli anni di vita sacrificati, le vite spezzate dei 600.000 IMI – gli internati militari italiani – abbandonati a loro stessi dopo l’8 settembre 1943 da un governo incapace, deportati in Germania e trattati con odio e disprezzo dal regime nazista che non volle riconoscere loro lo status di prigionieri di guerra, sottoposti alle lusinghe della Repubblica fascista di Salò che offriva loro il ritorno in Italia, non possono essere dimenticate e devono servire di insegnamento e monito per costruire il futuro.
Studiare la tragica storia dell’Italia e dell’Europa in quegli anni, comprenderne tutta la drammatica complessità al di là di ogni facile semplificazione, ci aiuta infatti da un lato a meglio capire quale difficilissima scelta di coscienza quegli italiani – i padri o i nonni di tanti fra noi – si trovarono ad affrontare, e dall’altro vale per l’oggi e il futuro: non solo ci insegna di quale storia noi europei siamo figli e quanta strada abbiamo compiuto fino ad oggi, ma ci fornisce anche una bussola per orientarci nella costruzione del futuro comune.
Vedete, è studiando quella storia che voi giovani potete comprendere che certi dati che a voi appaiono naturali e scontati – passare da uno Stato europeo all’altro senza neppure sapere cosa sia una frontiera, avere in tasca una moneta che è uguale in tutta l’Europa, godere di una piena libertà di espressione e informazione – sono invece il frutto faticoso di una lenta costruzione, dell’impegno di quelli che ci hanno preceduto e non possono essere considerati acquisiti per sempre, ma vanno quotidianamente difesi.
Non possiamo infatti dimenticare che, solo un paio di decenni fa, si è combattuta una guerra – quella del Kossovo – a poche decine di chilometri dai nostri confini e che ancora oggi i nostri militari sono impegnati in quelle terre ad assicurare una pace precaria; non possiamo dimenticare che tuttora, al margine orientale dell’Europa, in Ucraina, cova la brace di un conflitto che ha visto, ancora una volta, distruzioni, uccisioni di civili e gente in fuga dalle proprie case.
Il tema proposto quest’anno – memoria e solidarietà – salda dunque passato, presente e futuro. E proprio nel nome della solidarietà, la difficile prova che in questi mesi l’Italia e l’Europa stanno affrontando chiama tutti, ciascuno secondo la sua parte – giovani e vecchi, responsabili politici e amministrativi, lavoratori, docenti, studenti – a una assunzione di responsabilità. Forse per la prima volta, da molto tempo a questa parte, gli eventi ci ricordano brutalmente che il bene comune dipende dal comportamento di ciascuno di noi.
Dunque in conclusione, grazie ancora alla fondazione Giovanni Grillo e alla sua benemerita presidente Dott.ssa Michelina Grillo; complimenti a tutti i partecipanti al concorso e un sincero “Bravo” ai vincitori, cui ora vedremo i lavori.

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L’intervento del colonnello Bernabei dell’Aeronautica Militare

Nel porgere i più cordiali saluti a tutti coloro che sono collegati in questa giornata dedicata alla Memoria, con particolare riguardo ai rappresentanti Autorità Civili che, con la loro presenza hanno conferito all’evento i particolare rilevanza ed attenzione, desidero innanzitutto ringraziare la Fondazione Premio Giovanni Grillo, qui rappresentata dalla Dott.sa Michelina GRILLO, per aver istituito il Concorso di cui ci si appresta a proclamarne i vincitori della sesta Edizione.
Un grazie da parte dell’Aeronautica Militare, al quale permetto di associare il mio personale, per l’onore ed il piacere che ho avuto nel confrontarmi con voi ragazzi delle scuole secondarie di primo e secondo grado che, seguiti dai dirigenti degli Istituti e dai rispettivi docenti, siete giunti fino qui.
In questo momento particolare, che ci costringe ad una cerimonia inusuale, il tema della memoria e solidarietà che quest’anno è stato selezionato rappresenta la convergenza dei valori etici e morali fra le generazioni passate e quelle odierne.
Il Premio, in questo senso, raccoglie uno slancio che l’Aeronautica Militare ha deciso di promuovere conferendo il relativo Patrocinio e assicurando, su richiesta della Fondazione, la partecipazione ai lavori della Commissione di valutazione.
Giovanni Grillo è stato un uomo dell’Aeronautica, ma soprattutto quale appartenente a questa Forza Armata, si è trovato a subire la condizione di Internato Militare a seguito degli eventi occorsi dopo l’8 settembre del 1943.
Parlare di Internati Militari Italiani, innanzitutto, vuol dire affrontare il tema dell’uomo delle FF.AA..
E’ colui che, al pari di un rappresentante diplomatico, esprime la volontà di un paese sovrano nelle contese fra Stati, note come guerre. Per tale ragione gli viene attribuito un complesso particolare di doveri e diritti, che lo vincolano nel mandato proprio perché potrebbe essere chiamato ad esercitare l’uso della forza, di per se mai avulso da dolori e sacrifici.
Simbolo di tutto ciò è il giuramento prestato di fedeltà, che ne esalta l’appartenenza alle FF.AA., unitamente all’Uniforme che indossa.
Così come non può essere libero di attuare la violenza senza aver prima valutato l’effettiva necessità militare, allo stesso modo deve essere tutelato quando, ormai sconfitto o arreso, cessa le ostilità.
Nel diritto internazionale, con le convenzioni di Ginevra, già dall’inizio del XX secolo vennero realizzate una serie di protezioni giuridiche, proprio per tutelare il militare dalle ritorsioni e vendette, sempre nel rispetto di precise regole e condotte nelle ostilità.
Con l’armistizio, anche senza condizioni, i militari italiani sarebbero dovuti essere trattati quali prigionieri di guerra, così come regolato da convenzioni internazionali.
Tuttavia in maniera del tutto imprevista, i militari italiani, per la grande maggioranza, rifiutarono di aderire, ovvero di proseguire le ostilità contro lo stesso popolo italiano.
Sarebbe difficile ripercorrere e cercare di spiegare le motivazioni di ciascuno di loro. Alla base ci fu, però, l’assoluto rispetto dovuto al vincolo del giuramento prestato.
Subirono, senza alcuna riserva, la detenzione nei campi di internamento che per molti durò sino alla fine del conflitto.
Privati della libertà, ma mai sconfitti negli ideali, questi uomini hanno rappresentato un esempio di attaccamento all’idea di Patria che, proprio in quel momento, versava nelle disgrazie della guerra.
Giova ricordare che non furono isolati i casi di solidarietà fra di loro, di reciproco aiuto e di sostegno.
Non si assoggettarono a meri calcoli di convenienza, ma nei loro comportamenti quotidiani, nei piccoli gesti, nel ricordo nei loro diari, si può leggere il desiderio di non lasciare nulla di intentato per ricostruire il futuro.
Nei lavori selezionati quest’anno si percepisce, seppur con condizioni e situazioni diverse, la stessa voglia di testimoniarne la solidarietà.
In questo giorno, dedicato alla Memoria, mi sia consentito, infine, di esprimere la mia personale gratitudine per la testimonianza trasmessa con la vasta partecipazione e adesione degli Istituti al Premio Giovanni Grillo, con l’auspicio che tale iniziativa possa proseguire con la passione e l’entusiasmo sinora manifestati.

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