Presentato al Parlamento il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

6 missioni, 16 categorie di spesa, un mare di progetti, molti già in essere, ognuno accompagnato dall’indicazione dei tempi di realizzazione.

E’ questa, infatti, la condizione necessaria per ottenere i finanziamenti dall’Ue, tranche di miliardi di euro che arriveranno sullo stato di avanzamento lavori. Avrà una diversa procedura solo ’anticipo, dai 23 ai 24 miliardi, che dovrebbero arrivare se il piano sarà approvato entro fine luglio.

Questo anticipo dovrebbe servire per dare corso ai progetti che hanno come obiettivi  la digitalizzazione, la rivoluzione green e  un massiccio programma di investimenti.

Vale a dire quella svolta nella storia del Paese tracciata dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che, come ha detto nel suo discorso di presentazione del piano a camera e senato il presidente del Consiglio Mario Draghi non è solo un insieme di progetti tanto necessari quanto ambiziosi, di numeri, obiettivi, scadenze. Ma un piano da cui dipendono le vite degli italiani, le nostre ma soprattutto quelle dei giovani, delle donne, dei cittadini che verranno. Le attese di chi più ha sofferto gli effetti devastanti della pandemia.

Ecco in ordine decrescente di spesa le 6 missioni:

57 miliardi per la «Rivoluzione verde e transizione ecologica», di cui 22,4 per finanziare progetti già in essere;

43,5 miliardi alla «Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura»  quasi tutti per progetti aggiuntivi (solo 4,3 miliardi per interventi in corso);

32,3 miliardi per «Istruzione e ricerca» (7,7 la parte per progetti in essere); 

25,3 miliardi a «Infrastrutture per una mobilità sostenibile», poco più della metà per progetti nuovi;

17,6 miliardi per «Inclusione sociale» (4,3 miliardi per progetti in essere);

15,6 per la «Salute», che resta all’ultimo posto come nel piano Conte, ma con quasi tutte le risorse aggiuntive.

Delle 16 categorie di spesa, più di 27 miliardi, riguardano la digitalizzazione del sistema produttivo,  25 miliardi l’alta velocità ferroviaria,  11,6 miliardi per l’efficienza energetica e la riqualificazione degli edifici. Il Superbonus del 110%, infatti nella bozza del piano che a fine mese arriverà alla Commissione europea, dovrebbe essere esteso al 2023».

Ci sono poi 20 miliardi per il potenziamento dell’istruzione, «dagli asili nido all’università», 10 per la digitalizzazione della pubblica amministrazione, 15 per la tutela del territorio, 6,6 per le politiche per il lavoro, 7 per la telemedicina e la sanità territoriale, 6 per il turismo, 5,3 per le «reti ultraveloci (banda larga e 5G)» dei 191,5 miliardi 68,9 arriveranno come  trasferimenti, cioè a fondo perduto, e 122,6 come prestiti. Il governo cercherà di ottenere fin dall’anticipo di luglio la massima parte di trasferimenti possibile, per non aggravare il debito pubblico.

( A cura di D. Bighinati)

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