Un libro che racconta la storia di un chimico sopravvissuto ai campi di concentramento

Si intitola “Distillare o essere distillati. Storia del prof. Emanuel Merdinger dalla Bucowina a Ferrara, dai campi di concentramento agli USA” il libro di Carlo Magri e Francesco Paparella che verrà presentato giovedì 21 ottobrealle 11 nella sala conferenze dell’Istituto di Storia Contemporanea (vicolo Santo Spirito 11, Ferrara).

All’incontro saranno presenti gli autori, Carlo Magri e Francesco Paparella, l’assessore alla cultura del Comune di Ferrara Marco Gulinelli, gli autori delle prefazioni, della postfazione e i rappresentanti degli enti patrocinatori. In particolare sarà presente, Lydia Paparella, l’ultima testimone delle vicende raccontate. Il testo ha il merito di ricostruire e di riportare a conoscenza la storia dimenticata del professor Emanuel Merdinger, eminente personalità che ebbe un profondo rapporto con la nostra città.

Emanuel Merdinger, nacque nel 1906 a Suceava in Bucowina, regione allora parte dell’Impero austro-ungarico, si laureò nel 1931 in farmacologia all’Università di Praga. Venne a Ferrara dove conseguì presso l’Università nel ’34 e ’35, le lauree in Farmacia e Chimica. Qui divenne anche docente, oltre che personaggio conosciutissimo in città dove strinse un rapporto fraterno con la famiglia Paparella.

Di religione ebraica, costruì ottimi rapporti con la chiesa cattolica. Il 20 maggio del ’40 venne cacciato dall’Italia e finì nei campi di concentramento delle sue zone d’origine, prima prigioniero dei tedeschi poi dei russi. Grazie alla sua intraprendenza, intelligenza e alla valente attività di chimico e suonatore di violino, fra cento peripezie, si salvò. Tornò a Ferrara nel ‘45, città che considerava una seconda patria, ma nel ’47 andò negli Stati Uniti dove divenne un ottimo ricercatore universitario. Morì nel 1997 con Ferrara nel cuore.

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