Presidente Repubblica: quarta fumata nera

prodi

Voti per occupare tempo, quelli di questa mattina, e andare alla quarta votazione, quella alla quale non sarebbe più servita la maggioranza qualificata dei due terzi, perché dalla quarta votazione in poi, per eleggere il presidente della Repubblica basta la maggioranza assoluta, che vuol dire il 50% più uno, in termini assoluti 504 voti su 1007 grandi elettori, fra senatori, deputati, senatori a vita, 58 rappresentanti delle Regioni. Tuttavia oggi pomeriggio non è accaduto quello che la maggior parte del PD si aspettava, ovverosia l’elezione di Romano Prodi, un candidato di sicura esperienza istituzionale, in grado di ricompattare i “renziani” all’interno del Partito, ma decisamente inviso a PDL e Scelta Civica.

E se questa mattina dopo la terza votazione Rodotà raggiungeva 250 voti, D’Alema 34, Prodi 22 , Giorgio Napolitano 10, Anna Maria Cancellieri 9, oggi pomeriggio nonostante il quorum ridotto, Rodotà e Cancellieri, la candidata indicata da Scelta Civica, hanno di fatto impedito la vittoria di Prodi, che si è fermato al di sotto dei 400 voti necessari per essere eletto.

Il PD di Bersani , che questa mattina sembrava essersi ricompattato sul nome di Romano Prodi, nome gradito a Matteo Renzi, ma rifiutato dal PDL, da Scelta Civica di Monti, oltre che dal M5S, è stato così clamorosamente smentito per la seconda volta consecutiva. Subito dopo Prodi, Stefano Rodotà, che ha avuto 213 voti, 50 circa in più di quelli attesi, idem per la Cancellieri, due candidati autorevoli, che certamente hanno attratto voti dal PD, un partito che svela di essere prigioniero di una crisi interna profonda, un malessere che gli ha impedito di dimostrarsi all’altezza delle aspettative nutrite da un elettorato, che aveva creduto alla formula bersaniana del governo del cambiamento.

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