Pro e contro nuovo art. 18

L’articolo 18 dello statuto dei lavoratori sarà modificato, ma il reintegro sul posto di lavoro, per il lavoratore licenziato, sarà previsto anche nel caso che il licenziamento avvenga per motivi economici. È la svolta che ha permesso al governo di licenziare un disegno di legge da inviare al parlamento con il benestare del partito democratico in primis e delle altre forze che costituiscono l’attuale maggioranza. Ora però i giudizi sulla riforma si sono ribaltati: la CISL e la UIL danno un giudizio positivo, la CGIL ammette i miglioramenti pur restando critica, Confindustria invece parla di pessima riforma.

Il lavoratore licenziato, potrà rivolgersi a una commissione di conciliazione attivata presso la direzione provinciale del lavoro, a cui parteciperanno sindacati e associazioni datoriali. Se la conciliazione fallirà, potrà rivolgersi al giudice del lavoro, che avrà l’obbligo di prendere una decisione in tempi stretti. Nel caso di licenziamenti per cause economiche potrà assegnare al lavoratore un indennizzo da 12 a 24 mensilità, oppure – e questa è la novità – reintegrare il lavoratore in azienda qualora le motivazioni economiche del suo licenziamento siano manifestamente infondate.

Per Paolo Baiamonte, segretario provinciale della CISL, è un passo avanti importante e positivo, che avvicina l’Italia al modello tedesco, come richiesto più volte dalla stessa CISL. Anche Giuliano Guietti della CGIL ammette che la modifica ottenuta ieri è un passo avanti: ma la CGIL non rinuncia, aggiunge, alle proprie iniziative di mobilitazione.

Il giudizio più negativo viene da Confindustria: il direttore di Unindustria Ferrara, Bonora, spiega: “reintrodurre la possibilità del ricorso al giudice anche per i licenziamenti dovuti a cause economiche, equivale a vanificare la riforma, renderla inefficace. Si sono dipinti gli imprenditori com e persone ciniche, che desiderano solo licenziare i propri dipendenti: non è così. Un po’ più flessibilità in uscita avrebbe permesso di ridurre il ricorso a contratti di precariato. Ma questa riforma rischia di non centrare l’obiettivo”.

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