Processo Cona, Pinelli sul banco degli imputati: “Variante numero 1 è fasulla”

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Ancora un udienza oggi in Tribunale a Ferrara per il processo sulla costruzione del nuovo polo ospedaliero di Cona. Sul banco degli imputati l’ex responsabile amministrativo Marino Pinelli, che ha ribadito: “la variante numero uno è fasulla”. Ma i legali degli altri imputati replicano: “non poteva non sapere”.

Qualcuno dei suoi ex colleghi di lavoro, oggi imputati come lui nel Processo sulla costruzione dell’ospedale di Cona, sussurrando, lo definisce, tra virgolette, “un collaboratore di giustizia un po’ pentito, però, di averci collaborato con la giustizia” visto che nel processo di primo grado, con rito abbreviato è stato condannato ad un anno per abuso di ufficio e interdetto dai pubblici uffici. Sentenza per la quale ha già fatto ricorso rinunciando alla prescrizione.

Di certo Marino Pinelli, responsabile amministrativo del progetto del S.Anna dal 2006 al 2013 ed oggi sul banco degli imputati, ribadisce invece la sua posizione e conferma tutto quanto aveva già spiegato sia alla Procura di Ferrara sia in udienza preliminare: ”Il progetto di variante numero 1 era fasullo perché si sovrappone al progetto esecutivo, di conseguenza anche altre due varianti, la 4 e la 5 (a cascata) potrebbero avere dei problemi” dice Pinelli. Il processo, di cui la titolare è la Pm Castaldini, insieme ai colleghi Cavallo e Proto, sta cercando di capire infatti se le perizie di variante per fare le modifiche alla costruzione, in corso d’opera, fossero necessarie oppure aumentarono i costi in maniera non lecita.

“Che la variante sia fasulla lo si vede nel momento in cui sono state sono state prodotte la Dia e la comunicazione di fine lavori: il progetto di variante 1 non c’è. Un errore che non sembra essere stato fatto da gente sprovveduta. In questa maniera -continua Pinelli- si remunera il concessionario” che in questo caso è Pro.geste, l’impresa che sta costruendo l’ospedale, cui capofila è la Cmb di Carpi.

E’ durante un colloquio avvenuto il 30 gennaio del 2012 con il capo commessa per il Consorzio Cona, in cui si parla di un certificato di collaudo per i testa letto e del relativo finanziamento, che Pinelli scopre la questione delle varianti. Prende carta e penna e scrive una lettera consegnata, il 21 febbraio 2012 all’attuare direttore generale del S.Anna e depositata anche in Procura. Nella lettera lancia accuse sui progetti di variante definendo la numero 1, appunto, come fasulla. “Se avessi saputo non le facevano di sicuro le perizie di variante” ribadisce in aula Pinelli, rispondendo alle domande della Pm Castaldini.

“Perché si accorge solo nel 2012 di questa vicenda visto che Lei ricopriva una carica specifica dal 2006?” chiedono gli avvocati difensori degli altri imputati. “E perché ha portato questa lettera anche in Procura?” rilanciano i legali spiegando che nel 2012, Pinelli era già stato raggiunto da avviso di garanzia. “Perché prima non lo sapevo, era impossibile per me riscontrare la situazione prima, risponde Pinelli. “Impossibile che Lei non sapesse, perché non ne ha mai parlato con la dirigenza” controbattono i legali. Una vicenda sulla quale sono chiamati a decidere i tre giudici del collegio, presieduto da Luca Marini

Ma la quinta udienza del processo ha messo in risalto anche altri aspetti, rilevati dalle intercettazioni lette in aula dalla stessa Pm. Come il fortissimo contrasto fra impresa e direzioni lavori e persino l’ipotesi di chiudere il cantiere, che viene caldeggiata dal Cda di Pro.geste. In quel momento c’è l’assalto all’impresa con numerose richieste di cambiamento. I Primari chiedevano, dice Pinelli, e la direzione era debole e non riusciva a contenere le richieste” per questo parla di ‘inadempimenti” del Sant’Anna. Pinelli infine ribadisce che non c’è stato nessun sforamento del 5% rispetto al prezzo contrattuale. Si tornerà in aula il prossimo 9 maggio con le difese degli imputati.

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