Processo ospedale Cona, i testi dell’accusa

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Nell’ambito delle indagini di ‘Appaltopoli’ che nasce la maxi-inchiesta legata alla costruzione dell’ospedale di Cona.

Oggi, a Ferrara, dopo una pausa di quattro mesi necessaria al perito incaricato dal Tribunale per trascrivere parte delle oltre 150mila intercettazioni telefoniche, in aula, è tornato il processo. Ventidue numeri di telefono controllati costantemente per nove mesi; una decina di proroghe ricevute dalla Procura di Ferrara per far continuare un’inchiesta che oltre a riempire faldoni e faldoni di cartaceo conta più di 155mila intercettazione e tenta di ricostruire legami ed intrecci tra società ed imprese, che costruirono il grande ospedale di Cona.

E’ l’inchiesta battezzata dagli inquirenti We Can di cui è titolare Patrizia Castaldini (insieme ai Pm Nicola Proto e Barbara Cavallo) che punta il dito sia contro la qualità del materiale utilizzato nella costruzione del nuovo ospedale (che secondo l’accusa non risponde a quello stabilito dal capitolato d’appalto) sia sulle varianti dell’opera che avrebbero portato un esborso di denari pubblici.

In aula hanno testimoniato, per la pubblica accusa, carabinieri e finanzieri. Viene spiegato che l’inchiesta era nata nell’ambito delle indagini su ‘Appaltopoli’, legate ai presunti accordi per la spartizione degli appalti in Comune. Molte aziende sono le stesse che stanno costruendo il grande ospedale. Dalle intercettazioni telefoniche gli inquirenti trovano gli elementi necessari per aprire un’inchiesta sul maxi cantiere del polo di Cona. Vengono intercettati così tutti i protagonisti dell’appalto ed ascoltate le loro conversazioni.

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Nelle indagini degli inquirenti spuntano fatture della società a responsabilità controllata C.o.r.s.a che svolgeva affari con la Cmr, azienda che ha lavorato all’ospedale di Cona. C.o.r.s.a però, dicono gli inquirenti, era una società partecipata da uno degli imputati del processo che contemporaneamente rivestiva il ruolo di collaudatore dell’ospedale. Gli inquirenti parlano anche di telefonate ed email che testimonierebbero di costi aggiuntivi, legati ai prezzi fluttuanti del mercato, relativi ad una fornitura di ferro e acciaio, per la quale l’azienda ospedaliera ha sborsato altri quattrini, che invece per contratto dovevano restare bloccati.

Un processo molto tecnico che si baserà su constatazioni di carattere tecnico. Lo stesso giudice Luca Marini, che presiede il tribunale collegiale, ha cercato di limitare l’udienza a domande di carattere essenziale, visto che l’istruttoria proseguirà il prossimo 28 febbraio con i consulenti tecnici del pubblico ministero. A loro il compito di portare informazioni utili, soprattutto su base tecnica, al dibattimento.

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