Province, come cambiano con la nuova legge

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A fine anno è stato approvato alla camera il testo che dovrà trasformare le Province. Ma come cambieranno se il disegno di legge dovesse essere approvato anche al Senato?

Non ci saranno più organismi politici eletti e retribuiti. È questa la novità più importante che darà il via alla trasformazione delle Province prevista dal disegno di legge approvato alla Camera poco prima di Natale e che entro il 31gennaio dovrà passare anche al Senato ed essere convertito in legge. Non si parla di abolizione degli enti, per quella serve una riforma costituzioni, bensì di riordino. Che cosa cambierà dunque se il disegno di legge dovesse essere approvato anche da Palazzo Madame e venisse convertito in legge così come è ora?

Non ci sarà più una giunta provinciale. Il presidente sarà un sindaco eletto dall’assemblea dei sindaci e dai consiglieri comunali del territorio provinciale. Gli stessi che eleggeranno anche il consiglio provinciale dove potranno essere eletti sindaci o consiglieri comunali dei diversi comuni. Nessuno di loro riceverà ulteriori compensi per questi incarichi e, assieme alle mancate retribuzioni della giunta, questo sembra l’unico risparmio, almeno nell’immediato, del piano di riordino degli enti provinciali.con prov

Quanto alle funzioni la provincia, con questo nuovo assetto, manterrà quella per la pianificazione territoriale, la pianificazione dei servizi di trasporto, la costruzione e gestione delle strade, la programmazione rete scolastica e, in accordo con i comuni, la gestione dell’edilizia scolastica per gli istituti secondari, infine la raccolta e l’elaborazione dei dati. Le altri funzioni oggi in capo all’ente provinciale verranno divise tra Regione e comuni del territorio, e con le funzioni si muoveranno anche i dipendenti, oggi provinciali, che le svolgono.

Ma quando questa trasformazione avverrà? Nel decreto viene indicato che entro 30giorni dalle elezioni amministrative 2014, ballottaggio compreso, i sindaci e i nuovi consigli comunali dovranno procedere all’elezione di presidente e consiglio provinciale. In attesa che questo avvenga potrebbe, anche per la provincia di Ferrara esserci un momento di transizione in cui l’ente verrà affidato ad un commissario. “Quello che preoccupa è proprio la fase transitoria”, spiega il segretario provinciale del Partito Democratico, Paolo Calvano, “sarà necessaria una grande capacità di coordinamento tra i nuovi sindaci eletti” aggiunge auspicandosi che un eventuale vuoto istituzione non si traduca in una riduzione di servizi per i cittadini.

 

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