‘Quale scuola, quale Paese’, in Biblioteca Ariostea la lectio del prof. Patrizio Bianchi.

scuola‘Quale scuola, quale Paese’, questo il titolo della lectio magistrale tenuta ieri pomeriggio nella Sala Agnelli della Biblioteca comunale Ariostea, dal prof. Patrizio Bianchi, economista, ex rettore Unife, Assessore regionale per due legislature alla formazione, università, ricerca e lavoro, titolare della Cattedra Unesco in Educazione, crescita e eguaglianza, incaricato di coordinare fino alla fine di luglio il Comitato degli esperti del Ministero dell’Istruzione, per ripensare il sistema scolastico nazionale partendo dall’emergenza Covid. Una riflessione a largo raggio partita dall’attuale situazione dell’istruzione in Italia, introdotta da Daniela Cappagli e promossa dall’Istituto Gramsci e dall’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara.

“L’Italia è il paese con il più alto tasso di dispersione scolastica, il più basso livello di istruzione e addirittura all’ultimo posto come cultura digitale in Europa”, è partito da questo realistico ritratto della scuola italiana l’incontro che si è svolto ieri a Ferrara in Biblioteca Ariostea, una lectio magistralis dal titolo ‘Quale scuola, quale Paese’, con cui il prof. Patrizio Bianchi, anticipando il saggio di prossima pubblicazione dal titolo “Nello specchio della scuola”, analizzando i problemi della scuola italiana, non solo ha messo in luce i punti deboli del nostro sistema scolastico, ma individuato i forti legami di questo con la società.

I mali della scuola sono certamente legati, ha detto l’economista, alla mancanza di sviluppo del Paese, che, nel bel mezzo della crisi economica, della globalizzazione e della trasformazione tecnologica ha tagliato gli investimenti in educazione e ricerca riducendo le risorse e il potenziale da cui dipende ogni forma di sviluppo, da quello culturale a quello economico.

La pandemia ha bloccato le attività ordinarie della scuola italiana, richiedendo il ritorno alla “normalità”, ma la normalità da cui veniva la scuola italiana, ha ricordato nella sua introduzione, Daniela Cappagli , è una normalità povera, certamente insufficiente a porre le basi di una rinascita del Paese, messo alle corde dalla pandemia.

Serve un cambiamento delle basi culturali del vivere sociale, ha rimarcato il prof. Bianchi, che deve partire dai valori, fra tutti quelli della solidarietà e del sapere. Il Paese ha un grande bisogno di rimettere al centro il valore delle competenze, rimuovendo gli ostacoli che impediscono ad alcune fasce sociali di raggiungere uguaglianza di diritti, autonomia e libertà. In sostanza per rispondere alla domanda: quale scuola per il futuro, dobbiamo prima chiederci quale Paese vogliamo, quale comunità, quale sviluppo, quale classe dirigente, e a quali valori intendiamo formare i nostri ragazzi e noi stessi. Necessario partire dalla Costituzione, ha ribadito Bianchi, e dalla necessità di chiudere la pagina di un esasperato individualismo, che ha fatto smarrire in molti casi  il senso di comunità nazionale ai cittadini del nostro Paese.

Dalia Bighinati

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