Qualità dell’aria pessima in Emilia Romagna: 7 province su 9 dal 1° gennaio 2020 superano i limiti per le PM10, Ferrara e Modena le peggiori con 53 sforamenti

“Una decisione inevitabile, in linea con il trend da noi denunciato da anni”: così Legambiente commenta la pronunciazione della Corte di Giustizia Ue, secondo cui l’Italia ha violato la direttiva europea sulla qualità dell’aria, superando in maniera «sistematica e continuata» i valori limite fissati per l’emissione di particelle Pm10 tra il 2008 e il 2017, senza avere manifestatamente adottato in tempo utile misure adeguate per garantirne il rispetto.

Una sentenza che chiude il primo ciclo di un procedimento per inadempimento già avviato dalla Commissione Ue nei confronti del nostro Paese nel 2014: quella contestata all’Italia è una violazione reiterata dei limiti massimi consentiti in diverse aree del territorio nazionale, che l’associazione ambientalista non ha mancato di rilevare puntualmente nei suoi report annuali, come sottolinea anche oggi.

Il nostro Paese è un malato cronico d’inquinamento atmosferico, cui sono riconducibili circa 60 mila morti premature ogni anno. Proprio lo scorso gennaio, nell’edizione del rapporto Mal’Aria di Città 2020, Legambiente ha tracciato un bilancio decennale del fenomeno, prendendo come riferimento i dati della sua campagna “Pm10 ti tengo d’occhio” relativi a 67 città italiane che almeno una volta sono entrate nella speciale classifica, rilevando inadempienze e sforamenti continui.

“Questo nuovo richiamo europeo – dichiara il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani – ci ricorda l’urgenza di non disperdere le risorse del programma Next Generation EU in progetti che non vanno nella direzione della riduzione dello smog e che non sono realmente d’interesse della collettività: è il caso, ad esempio, del progetto che prevede il confinamento della CO2 nei fondali marini dell’Alto Adriatico.

Piuttosto, i finanziamenti del Recovery Fund devono essere utilizzati per rendere il Paese più moderno, sicuro e vivibile, riducendo le emissioni in atmosfera dei settori trasporti, industria, edilizia e agricoltura e investendo maggiormente sull’efficientamento energetico. Bisogna inoltre intervenire fin da subito, nel prossimo mese e mezzo, perché la nuova legge di bilancio preveda il taglio dei sussidi dannosi per l’ambiente, spostandoli su innovazione ed energie pulite”.

L’inquinamento atmosferico è la quarta causa di morte a livello mondiale tra tutti i rischi per la salute dopo ipertensione, cattiva alimentazione e fumo. Secondo il rapporto sui costi sanitari di questo tipo di inquinamento nei centri urbani europei pubblicato da CE Delft lo scorso ottobre, i costi connessi all’alto numero di automobili in circolazione e alla carenza del trasporto pubblico incidono sul portafoglio degli italiani più che nel resto d’Europa.

Ricoveri ospedalieri, perdita di benessere, impatti indiretti sulla salute e, quindi, riduzione dell’aspettativa di vita sono i fattori che fanno la somma del costo sociale.
In definitiva, annualmente in Italia ogni cittadino deve pagare 1535 euro di danni indotti dall’aria insalubre.

Allarmante, infine, la situazione nella nostra regione. Ripartono infatti numerosi gli sforamenti delle PM10 in Emilia Romagna, che vedono in questo termine del 2020 7 province su 9 sforare il limite massimo dei 35 sforamenti della media nelle 24 ore di 50 µ/m3 di di PM10 (da sito ARPAE aggiornato all’11 novembre 2020):

Prov. Ferrara: Centralina FERRARA – ISONZO / Urbana Traffico 53 sforamenti

Prov. Modena: Centralina MODENA – GIARDINI / Urbana Traffico 53 sforamenti

Prov. Reggio Emilia: Centralina REGGIO EMILIA – TIMAVO / Urbana Traffico 44 sforamenti

Prov. Ravenna: Centralina RAVENNA – ZALAMELLA / Urbana Traffico 42 sforamenti

Prov. Piacenza: Centralina PIACENZA – GIORDANI-FARNESE / Urbana Traffico 41 sforamenti

Prov. Parma: Centralina PARMA – CITTADELLA / Urbana Fondo 39 sforamenti

Prov. Rimini: Centralina RIMINI – FLAMINIA / Urbana Traffico 38 sforamenti

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