Rapporto ISTAT 2021: impatto di Covid-19 sulla società italiana

Dall’Istat la fotografia dell’Italia dall’inizio della pandemia al primi mesi del 2021, nella ventinovesima edizione del Rapporto Annuale 2021  dell’Istituto nazionale di statistica, presentato il 9 luglio scorso a Palazzo Montecitorio dal presidente Gian Carlo Blangiardo.

A metà del 2021, le conseguenze dell’emergenza sanitaria caratterizzano ancora il quadro economico e sociale. La recessione globale è stata violenta e di breve durata, con un rimbalzo favorito dalle misure di sostegno e una ripresa dell’attività economica in tutte le principali economie. Il Pil italiano, dopo la caduta dell’anno passato (-8,9%) dovuta essenzialmente al crollo della domanda interna, è previsto in rialzo del 4,7% nel 2021.Questo in estrema sintesi la reazione del nostro Paese a Covid 19  registrata dall’Istat .

A fronte di un crollo generalizzato dell’economia italiana nel 2020, il 2021 presenta già miglioramenti nella manifattura, nelle costruzioni e in alcuni comparti del terziario, mentre cresce sul versante dei consumi il clima di fiducia di imprese e consumatori).

Recupera l’occupazione, ma lascia per strada 735mila persone, rimaste senza lavoro rispetto a prima dell’emergenza. I trasferimenti alle famiglie hanno limitato la caduta del reddito disponibile (-2,8%). Sottolineando che, per rendere possibili le misure di contrasto all’emergenza sono stati sospesi i vincoli del Patto di stabilità e crescita e il deficit pubblico è salito in Italia al 9,5% del Pil.

Il calo dei consumi è stato più ampio di quello del reddito, dice l’Istat, con un tasso di risparmio che proprio in conseguenza di questo freno ai consumi da parte delle famiglie è quasi raddoppiato. I consumi sono scesi più nel Nord che nel Centro e nel Mezzogiorno, lasciando invariata nel complesso  la spesa per alimentari e per l’abitazione, che invece si è ridotta anche in misura molto forte nelle attività più soggette alle  restrizioni, legate soprattutto agli spostamenti e ai riti della socialità. L’incidenza della povertà assoluta, misurata sui consumi, è in forte crescita, soprattutto nel Nord, mentre si osserva che la diversa organizzazione dei tempi di vita e di lavoro  della popolazione indotte dalle misure di contenimento dell’emergenza sanitaria sta gradualmente tornando ad una quotidianità più vicina a quella pre-crisi.

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