Referendum costituzionale: il giorno dopo, Renzi al Quirinale

renziSconfitto in misura schiacciante al referendum per la Riforma della Costituzione.

Marteo Renzi ha ottenuto ieri due risultati importanti per la politica nazionale: portatre al voto in massa gli Italiani, dopo anni di crescente astensionismo, unire militanti di ideologie e fedi diverse su un unico obiettivo, abbattere il suo governo, a tre anni dall’insediamento. Quello che succederà d’ora in avanti comincia dall’incontro di oggi fra Matteo Renzi e il presidente Mattarella, ma anche dalle intenzioni, in parte già dichiarate dei leader del fronte del no.

Un voto sulla riforma costituzionale o un voto sul governo di Matteo Renzi? Da subito è parso chiaro ieri notte che il vero combinato disposto in grado di dare una chiave di lettura della vittoria schiacciante del no, è stato proprio questo. Ad essere bocciata non è stata soltanto una riforma poco convincente in alcuni punti, quello che non si è perdonato a Renzi è stato, come dicono in coro, i fautori del no, l’arroganza, del potere, gli errori di un voto personalizzato, il decisionismo, la velocità con cui ha tentato di cambiare un Paese bloccato da più di vent’anni.

Terreno dello scontro politico che ha coagulato in un fronte unico tutti coloro che sono stati scontentati da Renzi, pur militando nel campo della sinistra e del centrosinistra, mettendoli a fianco degli avversari politici di sempre, la Costituzione repubblicana, per tutti bene prezioso da difendere ad oltranza, ma per i teorici del sì, da aggiornare, per alcuni un testo sacro e intoccabile, per altri invece modificabile, sì, ma non in misura così ampia e con un testo considerato in più punti pasticciato. Per molti il no ha bloccato una possibile deriva autoritaria, pericolo attribuito all’intreccio fra riforma Renzi Boschi e Italicum.

Ieri sera a un’ora dall’apertura delle urne, l’annuncio delle dimissioni in diretta Paese del presidente del Consiglio:“ Volevamo vincere, non partecipare e allora mi assumo tutte le responsabilità della sconfitta e dico agli amici del Sì che ho perso io, non voi.  Generoso e leale, ha consolato i sostenitori del sì, anche quelli meno convinti dal testo di riforma, ma persuasi della necessità del l’operazione. Oggi dopo un colloquio di un’ora in mattinata con il Presidente della Repubblica, la parola passa al consiglio dei Ministri alle 18.30, poi di nuovo al Quirinale.

Ci attendono giorni delicatissimi, ha ricordato Mattarella, per gli impegni presi e le numerose scadenze:riconoscendo il valore di testimonianza democratica del voto, il Presidente della Repubblica  ha auspicato un clima politico più sereno. Intanto è partita la campagna elettorale, con Lega Nord e M5S che chiedono urgenti elezioni e Forza Italia e partiti minori, che optano per un governo tecnico o, comunque, che traghetti il Paese alle elezioni con una legge elettorale nuova.

In ogni caso quello che ci attende è una nuova stagione politrica, con un PD tutto da rifare, un CentroDestra in via di ridefinizione, i Cinquestelle e Salvini già alle prese con il programma di governo. Un fronte magmatico e diviso, cui Matteo Renzi ha affidato, ieri sera nel suo discorso, la palla in campo e i destini del Paese.

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