Referendum: le ragioni del “no”, int. al prof. Roberto Bin, Costituzionalista

Una riforma inutile e sconcertante, non risolve problemi, ma ne crea”. Comunque vada, non produrrà disastri , nè risolverà i problemi di malfunzionamento del Parlamento, legati al bicameralismo perfetto e alla mancanza di un Senato delle Regioni, come pensato dai Padri Costituenti.”

E’ stato il prof. Roberto Bin, costituzionalista, saggista di chiara fama, docente Unife fino al novembre 2019, giurista militante, a spiegare, ieri, nell’incontro promosso al Centro sociale Il Melo, dal Gruppo degli Amici della Costituzione sul referendum costituzionale del 20 e 21 settembre prossimi,   le ragioni del “no” e la genesi della legge di riforma costituzionale da cui dipende il taglio di un terzo dei parlamentari.

Un referendum poco dibattuto, che ha visto allargarsi nelle ultime settimane uno schieramento del “no” trasversale a tutti i partiti; confermativo e quindi senza quorum,  per dare la possibilità a chi è contrario alla norma, di esprimere il proprio no .

Una legge che ha diviso  costituzionalisti e militanti di Partito, sia nella sostanza, che nella forma, che non tocca, secondo i sostenitori del “no”, le inefficienze della politica, ma risponde ad una idea bassa della politica, propria dei populisti.

Contrapporre al valore della rappresentanza parlamentare il voto diretto dei cittadini, indipendentemente dalle competenze necessarie per affrontare la complessità dei fenomeni del nostro tempo è sintomo , ha sostenuto il prof. Bin, di una crisi profonda della democrazia parlamentare, cui viene contrapposta una fantomatica democrazia digitale, un prodotto del populismo anti-casta di alcune forze politiche, che tende da anni ad attribuire a comportamenti corruttivi individuali l’immobilismo del Paese e il disagio dei cittadini.

Sono indubbiamente fatti reali, che potrebbero essere corretti da una profonda riforma dei Partiti e dalla elezione di rappresentanti dotati delle competenze necessarie.

Un  tema, questo, che chiama in causa un ragionamento vero sulla selezione della classe politica, ma che non si risolve riducendo con un taglio lineare il numero dei parlamentari.

D.B.

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