Referendum: “ridurre il numero dei parlamentari”? 40 anni di tentativi falliti.

Originariamente previsto per il 29 marzo 2020, il referendum costituzionale rinviato a seguito della pandemia di COVID-19 al  20 e 21 settembre prossimo è stato Indetto per approvare o respingere la legge di revisione costituzionale dal titolo “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”: legge che prevede il taglio del 36,5% dei componenti di entrambi i rami del Parlamento, portando da 630 a 400 i seggi della Camera, da 315 a 200 i seggi elettivi al Senato.

Si tratta del quarto referendum confermativo nella storia della Repubblica, richiesto da un quinto dei senatori, comma 2, art. 138,  perché la legge di revisione costituzionale è stata approvata in doppia lettura ma soltanto a maggioranza assoluta e non a maggioranza qualificata ovverosia dai due terzi dei componenti delle due Camere, come previsto dalla Costituzione, in seconda deliberazione,

Non è la prima volta che il Paese tenta di ridurre il numero dei suoi parlamentari. Per la verità nei 72 anni di vita della Costituzione repubblicana, si assiste prima ad una fase in cui il numero di deputati e senatori cresce seguendo l’incremento demografico verificatosi nel Paese dopo la fine della 2° guerra mondiale fino ad arrivare con la legge di riforma costituzionale del 1963 al numero attuale di 630 deputati e 315 senatori, con un rapporto fisso di 2 a 1 dei parlamentari di Camera e Senato.

Al contrario,  partire, invece,  dagli anni ’70, il Paese  assiste ad una lunga serie di tentativi, mai andati fino in fondo, di ridurrre il numero dei Parlamentari. Un obiettivo politico che doveva tenere conto sia delle variazioni del  trend demografico sia dell’aumento delle cariche elettive verificatosi con l’istituzione delle regioni e delle Istituzioni europee, sia per garantire un miglior funzionamento del Parlamento.

Fu durante la nona legislatura, 1983-87, che,  istituita la Commissione bicamerale per la revisione della 2° parte della Costituzione, si cominciò ad ipotizzarne concretamente la riduzione, un tentativo fallito che fu ripreso nelle successive legislature,  sempre senza arrivare in porto, fino ad arrivare alla proposta di riforma costituzionale Renzi – Boschi del 2016, bocciata dal referendum del 4 dicembre 2016 con il  voto contrario del 59,12% degli elettori

Proposta che mentre  ridefiniva il  ruolo del Senato riduceva  il numero dei senatori eletti a soli 95 membri nominati dai Consigli regionali fra i loro stessi componenti e fra i sindaci dei propri territori; nessuna modifica numerica era invece prevista per la Camera dei deputati.

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