Referendum Turchia: la svolta di Erdogan. “La situazione nell’UE è fluida, vince la cautela”: prof. Cristiana Fioravanti, Unife

Erdogan vince di misura il referendum sul presidenzialismo che lo blinda alla guida  del Paese fino al 2034, ma la Turchia è spaccata in due.

Il ‘sì’ vince con il 51,2%, ma le polemiche sono forti dentro e fuori del Paese. E mentre oggi il presidente Usa Donald Trump al telefono si è congratulato con il super-presidente, l’ Europa sembra prendere le distanze dall’impegno di ammettere la Turchia  nel novero dell’Unione. Ne abbiamo parlato con la professoressa Cristiana Fioravanti, docente di Diritto internazionale e dell’Unione europea, presso l’Università di Ferrara, Dipartimento di Giurisprudenza.   

Mentre in Turchia l’opposizione parla di brogli e chiede di cancellare l’esito del referendum sul presidenzialismo vinto di misura (51,4%) da Erdoga e in Europa la   Germania chiede al governo turco di rispettare “tutte le parti politiche e civili”, vista la spaccatura del Paese,  Erdogan, dal canto suo, esige il rispetto dell’esito del voto da tutti i Paesi alleati. E’ un quadro molto mosso, quello che si offre agli osservatori europei , il giorno dopo la proclamazione dell’esito del referendum,  che sembra solo l’inizio di una forte trasformazione in senso fortemente autoritario del Paese, dove i sostenitori del leader ed Erdogan stesso già da tempo hanno ipotizzato la possibilità di reintrodurre la pena di morte attraverso un nuovo referendum. L’eco internazionale dell’esito del voto, intanto,  vede da un lato la telefonata di congratulazioni del Presidente Usa,  Donald Trump, che  prende le distanze, in funzione anti – Isis, dall’amministrazione Obama; dall’altro la preoccupazione dei Paesi membri dell’Unione europea, che, seppure  con  toni molto diversi,  va dallo stop chiesto dall’Austria ai colloqui sull’ ingresso della Turchia nell’Unione, all’altolà del presidente dell’europarlamento, Antonio Tajani: Tajani, in particolare, se se  da un lato  auspica che i rapporti tra Europa e Turchia non precipitino,  aggiunge che “se  passasse la pena di morte, Ankara si metterebbe al di fuori di una prospettiva europea”.

Per Cristiana Fioravanti, docente di Diritto Internazionale e dell’Unione Europea di Unife, la Turchia ha certamente una formidabile arma di pressione sull’Europa nei recenti accordi sull’immigrazione, ma ben difficilmente i negoziati per il suo ingresso nell’Unione, avviati formalmente nel lontano 2005, potrebbero andare avanti se fosse reintrodotta la pena di morte.

“Per entrare in Europa, aggiunge la docente, occorre garantire il rispetto di tutta una serie di principi e diritti su cui si fonda l’Unione: la pena di morte potrebbe mettere definitivamente in discussione l’ingresso della Turchia”.

“La situazione in Turchia è fluida, continua Cristiana Fioravanti,  e l’Unione deve attenderne gli sviluppi, anche se la deriva in senso autoritario del Paese ha creato molta diffidenza”

Così, conclude, se  molti Stati partner oggi insistono per mantenere aperti i negoziati e altri ne chiedono l’immediata chiusura, è, tuttavia,  ancora presto per vedere quali saranno le strade future…perché se da un lato la Turchia è fortemente legata all’Unione, ( resta un Paese Nato), dall’altro, l’Unione non potrebbe accettare l’ingresso di un Paese che ne viola i principi base.

Per questo, conclude Cristiana Fioravanti, oggi una  posizione attendista forse sembra la più saggia”.

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