Riaprono le scuole: i dubbi del Paese, le sfide della ministra Azzolina

Mentre il numero di casi di coronavirus è in crescita anche in Italia, si avvicina la ripresa delle attività scolastiche. Tanti i dubbi sulla gestione, che in qualche caso inducono a ripensamenti.

Per la Ministra Azzolina la “riapertura sarà un test di tenuta anti Covid non solo per il mondo della scuola, ma per l’intero Paese”. Intanto ieri è stato pubblicato il rapporto redatto dal Gruppo coordinato dall’Istituto Superiore della Sanità per la gestione dei casi e dei focolai di sars cov 2 nelle scuole e nei servizi educativi per l’infanzia.

Le lezioni riprenderanno in classe per tutte le studentesse e tutti gli studenti il 14 settembre, come previsto dall’Ordinanza firmata dalla Ministra Lucia Azzolina lo scorso 24 luglio. Dal 1 settembre partono, invece, le attività di integrazione e recupero degli apprendimenti per tutte le studentesse e tutti gli studenti che non hanno raggiunto la sufficienza e per coloro che i docenti riterranno proficuo coinvolgere, anche in attività di consolidamento o potenziamento degli apprendimenti.

La didattica digitale potrà essere utilizzata in modo complementare e integrato solo nella scuola secondaria di secondo grado, come previsto nel Piano Scuola 2020/2021 del 26 giugno 2020 e come ribadito nelle Linee Guida per la Didattica Digitale Integrata. Solo in caso di una nuova sospensione delle attività in presenza, dovuta a motivi emergenziali, si renderà necessario il ricorso alla Didattica digitale integrata per tutti gli altri gradi di scuola.

Per la ministra Azzolina la riapertura delle scuole rappresenta un momento di rinascita del Paese, perché coinvolge 8 milioni e mezzo di studenti, 1 e mezzo di personale scolastico, più le famiglie, e gli addetti ai servizi funzionali alla riapertura come Sanità e Trasporti pubblici.

Certamente toccherà moltissimi aspetti della vita sociale: l’istituzione scolastica, la sanità, i trasporti, le amministrazioni locali, dalle Regioni ai Comuni, le famiglie; naturalmente sotto l’egida del Governo, cui spetta l’organizzazione complessiva, tant’è, dice Lucia Azzolina, che per renderla possibile e sicura stanno collaborando più Ministeri da tempo, mentre il Governo ha stanziato circa tre miliardi di euro per renderla possibile, fra assunzioni, acquisti di banchi e materiale didattico, opere di ristrutturazione di sedi scolastiche o di affitto di nuovi locali necessari per creare classi contenute nel numero degli allievi.

Ma se il primo problema riguarda l’adeguatezza dei mezzi e la preparazione del personale a gestire insieme attività scolastica,  sicurezza e salute, ce n’è un secondo che riguarda le misure in caso di sospetto allarme Covid, per evitare caos, panico e chiusure generalizzate, e un terzo, che tocca, appunto i costi, che, solo per la fornitura di 11 milioni di mascherine al giorno e di tutti presidi necessari per l’igiene e la disinfezione superano i 5 milioni al giorno.

Anche per questo ci si chiede se, fra tanti dubbi,  difficoltà, visti i tempi ristretti,  non fosse il caso di implementare per questi primi mesi del nuovo anno scolastico la didattica a distanza, certamente più sicura e molto meno costosa, investendo sulla sua efficacia, sugli strumenti da fornire gratuitamente agli studenti, formazione insegnanti, in attesa di avere un maggiore controllo sull’evolversi dell’epidemia.

Intanto, per imparare dall’esperienza altrui, si legge su Linkiesta, in un articolo di Irene Dominioni,  che  Enrico Bucci, professore aggiunto di Biologia dei sistemi alla Temple University di Philadelphia, impegnato nella analisi delle conseguenze della riapertura delle scuole laddove sono già state attuate, ritiene impossibile “rispetto alle riapertura di settembre fare alcuna previsione dettagliata sulla curva epidemica”, quindi  aggiunge che le cose sono andate bene laddove si è proceduto a” riaprire solo una parte delle scuole, come in Danimarca e Norvegia, dove la riapertura è stata limitata alle scuole primarie, e In Germania, che al contrario ha riaperto a maggio le sole scuole di grado superiore. Tre paesi in cui sono state fondamentali le misure di igiene e distanziamento, cui la Germania ha aggiunto il test diagnostico e la mascherina per gli studenti non testati»,

 

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