Riforma del mercato del lavoro: ancora lontano l’accordo!

Sul fronte dell’economia l’attenzione è rivolta questa settimana alla trattativa sulla riforma del mercato del lavoro. attesa per domani la convocazione delle parti sociali a Palazzo Chigi e la ripresa della trattativa che dovrebbe concludersi entro domenica. Ma la strada per l’accordo è ancora tutta in salita.

Continuano ad essere contraddittorie le notizie sul fronte dell’economia: da un lato l’andamento positivo dello spread fra btp italiani e bund tedeschi, dall’altro l’Istat oggi conferma il crollo del fatturato e degli ordinativi dell’industria, che a gennaio segna il record più fortemente negativo dall’ottobre 2009. E’ attorno all’annuncio che in settimana sarà varata la riforma del mercato del lavoro, che si concentra l’attenzione del Paese. Ma la strada appare sempre più in salita. L’ incontro di domani fra ministro Fornero, parti sociali, sotto la presidenza del capo del governo, Mario Monti, considerato decisivo per il varo della riforma del mercato del lavoro, si annuncia alla luce del mancato accordo oggi fra i leader di CGIL CISL E UIL di una forma di mediazione unitaria. La riforma è attesa da anni, dovrebbe favorire l’ingresso dei più giovani nel mercato del lavoro e creare forme di tutela dei lavoratori, in caso di crisi aziendali e perdita del posto di lavoro. Ma come sappiamo è sull’articolo 18 dello statuto dei lavoratori che si è inceppato in queste settimane a più riprese il dialogo fra Confindustria e Sindacati. L’Articolo che disciplina nelle aziende con più di 15 dipendenti il caso di licenziamento illegittimo di un singolo lavoratore, cioè di licenziamento ingiustificato discriminatorio o effettuato senza dare comunicazione dei motivi, negli anni è divenuto il simbolo attorno a cui i sindacati hanno incentrato la tutela dei diritti dei lavoratori, mente gli imprenditori e oggi il Governo vedono in questa posizione un’ingiustificata resistenza al cambiamento. Necessario, dicono, sia per favorire le assunzioni da parte delle imprese, sia per sbloccare l’immobilità del settore. Due posizioni difficili da mediare in teoria, perché partono da presupposti di diffidenza reciproca. In passato, certamente, la flessibilità non ha premiato né il lavoro, né i giovani, condannati in questi anni , in caso di occupazione, ad una frustante forma di precarietà, quasi a vita. Il modello sul quale punta il governo è quello tedesco: reintegro garantito per i licenziamenti discriminatori, licenziamento possibile per ragioni economiche a fronte di un indennizzo, mentre spetterebbe al giudice del lavoro decidere se reintegrare il lavoratore licenziato per motivi disciplinari, o assegnargli un indennizzo. Rigide a tutt’oggi le posizioni dei sindacati, Fiom in testa, che per domani ha indetto due ore di sciopero in fabbrica. Ma se per la Fiom l’articolo 18 non si deve toccare, e se CGIL e Uil esprimono posizioni ancora lontane dal testo del governo, è solo la CISL che insiste per una mediazione ad oltranza. Spetterà dunque al presidente del Consiglio favorire un punto di incontro, che per il momento appare quasi un miracolo, se si considerano le dichiarazioni ufficiali espresse fino a questo momento dai sindacati e da Confindustria.

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